
Ostaggio di extracomunitari dormiglioni, ubriachi purtroppo (è sempre fastidioso dover dire 'extracomunitario ubriaco' anche perchè le bevande gliele vendiamo noi). Ad ognimodo, veniamo al fatto: Gli abitanti di via Livorno, Ladispoli, non possono entrare nelle loro abitazioni, nel condominio in cui decisero di abitare quando quella zona era tranquilla e si stava bene. Sono costretti a chiamare le forze dell'ordine per liberare il piazzale antistante il cancello di casa propria. Non si stupiscono più di tanto. Sono rassegnati. Ne succede una al giorno in quella via. Impauriti si limitano a tenersi a distanza, in un commisto di rabbia e pena, in attesa di poter entrare a casa. Poveri uomini ridotti alla stregua di bestie randagie gli ostacolano il passaggio: sporchi, infreddoliti, smagriti ai minimi termini. Albanesi, o forse indiani: tra i cartoni non si distingue. Si coprono a vicenda dall'umidità della notte, dormono per terra raggomitolati sotto la tettoia di un condominio. A vederlo davvero uno dei luoghi più improbabili dove poter ricavare anche il più miserevole dei giacigli di fortuna. Meglio i giardinetti tra via Odescalchi e via Ancona allora, già scovati da altri poveri disperati dormiglioni (in pieno giorno). Ma torniamo a via Livorno: Sull'asfalto, tra il piscio di cane, il cemento e la luna, in attesa, forse, dell'alba, anche le forze dell'ordine possono fare ben poco, se non ripristinare della "normalità" almeno il senso. Su coi cartoni, Si va a dormire un po' più in la. V

Pervengono in redazione alcuni scatti della rissa avvenuta tra italiani e immigrati in piazza della vittoria a Ladispoli. L'intervento dei carabinieri della stazione di Ladispoli avvertiti fortunatamente da un collega in borghese, verso le ore 19.00 di domenica pm, nella foto.
Riportiamo pezzo dal Corriere della Sera Roma di lunedì 17 maggio 2010, pagina 3 E le cosche puntano al controllo dei moli di Foschi Paolo - Fulloni Alessandro
Civitavecchia e I dan Traffico di droga, contrabbando di griffe della moda falsificate in Cina, sfruttamento di manodopera clandestina E - ancora - riciclaggio di denaro sporco, appalti truccati per le opere pubbliche e racket. Le cosche della mafia e della ndrangheta sono sempre pi attive sui porti laziali. Già nel zooo erano stati smascherati traffici illeciti riconducibili alla famiglia Rinzivillo e ad alcuni dan minori. Ora per non si tratta pi di situazioni episodiche. Ma di un sistema strutturato. E soprattutto pericolosamente in fase di rapida espansione. Secondo l'ultimo rapporto della Direzione investigativa antimafia al ministero dell'interno, infatti, «sul litorale nord, in special modo nei comuni di Ladispoli, Cerveteri, Santa Mari- nella e Civitavecchia, si riscontra la presenza di alcune ramificazioni dei sodalizi Gallo, Misso, Mazzarella e Veneruso, attivi nel narcotraffico». E anche Luigi De Ficchy, capo della procura di Tivoli dopo una lunga parentesi all'antimafia, ha sottolineato come il porto di Civitavecchia sia diventato «approdo di importanti partite di droga». Secondo l'antimafia, i porti del sud da Gaeta a Formia, da Nettuno a Anzio, sono ormai terreno di battaglia dei dan della camorra. Dopo aver investito in attività immobiliari e commerciali, ora le cosche stanno organizzando vere e proprie basi operative. Sono segnalati continui tentativi di racket sulle attMtà commerciali, fenomeni diffusi di caporalato sia per chi lavora a terra, sia sul personale imbarcato. E nel basso Lazio, oltre a controllare parte della compravendita dell'immenso mercato ortofrutticolo di fondi, la camorra adesso comincia a condizionare il fondo mercato del pesce. Il litorale romano fino a poco tempo fa era spartito fra gang di albanesi, mmeni e fra gli eredi della banda della Magliana. Ora sono stati costretti a scegliere: o finire stritolati dalle cosche, oppure mettersi al servizio delle stesse cosche. E la maggior parte dei piccoli delinquenti a scelto di «mettersi a padrone». L'antimafia sta cercando di monitorare anche i flussi di denaro collegati alle operazioni immobiliari legate allo sviluppo dei nuovi porti turistici di Ostia e Piumicino. Alcuni movimenti di soldi sarebbero «sospetti». Diversa la matrice delle infiltrazioni nel litorale nord. La camorra - spiegano i magistrati - avrebbe puntato il porto di Civitavecchia perché meno sorvegliato rispetto a quelli di Napoli e Gioia Tatuo, un tempo importanti terminali del narcotraffico. E poi nella zona di Civitavecchia sono in corso importanti infrastrutture pubbliche. Appalti ricchissimi, che fanno gola alle cosche. Paolo Foschi Alessandro Fulloni RIPPDDIJ7IONF RISERVATA L'allarme Dalla relazione dell'antimafia nuova denuncia: Civitavecchia terminale della droga E le cosche puntano al controllo dei moli Secondo i magistrati le organizzazioni criminali hanno scelto il porto laziale come base operativa per i traffici perché «è meno controllato di approdi come Gioia Tauro e Napoli» Procuratore Luigi De Ficchy *** Marinella
“Questa terra è la mia terra, e in questa terra la mafia non avrà cittadinanza. L’arma più potente contro la criminalità organizzata è l’essere umano” che non si sotto-mette e che può usare come strumento di contrasto anche “l’insieme dei saperi”. Uno scatto d’orgoglio civile contro una entità che, dismessi i panni dell’antico clichè coppola e lupara, oggi si insinua nella società mimetizzandosi con la forza di poteri economici e agganci politici. Giovedì pomeriggio alla Biblioteca Comunale, intitola-ta per volontà dell’Amministrazione di Ladispoli a Peppino Impastato, voce libera soffocata col piombo, si è parlato molto del rapporto tra le nuove mafie e il territorio nell’ambito del progetto “L’ombra delle mafie sul Lazio”. Progetto voluto a suo tem-po dalla Regione con il coinvolgimento delle biblioteche pubbliche che possono svolgere un ruolo di perno nella formazione di una rete di autodifesa composta dal-le realtà sociali e culturali e non ultimo le scuole. Su questa linea gli studenti dell’obbligo di Ladispoli stanno preparando una pièce teatrale,”Mafia infanzia nega-ta”, che, ha annunciato l’Assessore alla Cultura Daniela Ciarlantini, sarà in cartel-lone estivo alla Grottaccia nel Ladislao Polifestival. Nel corso del convegno è stata sottolineata l’importanza della coscienza antimafia, singola e collettiva, a supporto della repressione condotta dalle forze dell’ordine, rappresentate in sala, giovedì, dalla Guardia di Finanza. “Si è aperto un ciclo - ha dichiarato la responsabile della Biblioteca Marina Panunzi - che vedrà questa struttura aperta ad iniziative multime-diali con materiale bibliografico storico-politico-sociologico”. L’ombra delle mafie sul Lazio è un triste dato di fatto che colloca la nostra regione al sesto posto, dopo Sicilia -Calabria-Campania-Puglia-Lombardia, nella classifica dei beni confiscati. La buona notizia è che la Regione Lazio è stata la prima in Italia ad istituire un’Agenzia per la confisca dei beni mafiosi mettendo a segno, ad oggi, un valore di oltre 600 milioni di euro. Nel mirino anche Ladispoli, precisamente Marina di S; Nicola dove a cavallo del 2003-2004 sono stati confiscati beni immobili passati in dotazione al Mi-nistero della Difesa. Antonio Turri, referente di “Libera nomi e numeri contro la ma-fia” di Don Ciotti, e il giornalista Enrico Fontana, nei loro interventi - tra gli altri - hanno spiegato nel dettaglio come questa presenza inquietante abbia messo radici soprattutto nel basso Lazio con un ventaglio di interessi eterogenei, accanto alla droga, che vanno dal settore ortofrutticolo, al cemento selvaggio alla raccolta dei rifiuti. la cosiddetta ecomafia. “Hanno oltrepassato il Garigliano”, un tempo confine naturale, armati della lupara bianca del business insidiando le attività produttive. Ma non basta, in questo “mandamento” è nato un fenomeno nuovo, allarmante, e cioè la nascita di “ndrine” indigene, formate appunto da gente del posto. Tramonta-to il tempo in cui il boss circolava a piede libero nel suo feudo, temuto e con l’obbligo del rispetto, la nuova mafia dei colletti bianchi si è scavata la sua nicchia nella società civile spostando la residenza dei capi e parentele anche nella ridente riviera del Lazio. E comprano in tutti i sensi pezzi di territorio, mentre le varie “Go-morre” del meridione vengono lasciate in affido ai “cavalli”, e cioè la manovalanza. Roma, a quanto pare, è “l’oscuro oggetto del desiderio” dei cervelli esperti nel fiuta-re “la ciccia”, gli affari dove poter mettere le mani, e il caso dello storico Cafè de Paris, di Via Veneto celebrato dalla Dolce Vita felliniana, è emblematico. Crisi, de-pressione economica, mancanza di liquidità e tutto ciò che può mettere in affanno un’attività commerciale o un’azienda, sono gli alleati ideali della multinazionale dell’illegalità coi bilanci in attivo e pronta ad intervenire. Giovedì alla Biblioteca Peppino Impastato il Sindaco Crescenzo Paliotta ha marcato assenza giustificata: era alla Provincia di Roma per concordare finanziamenti alla luce dei tagli pesanti sugli Enti locali voluti dalla finanziaria targata Tremonti. Carla Zironi

Campagna elettorale dopo campagna elettorale la zona Olmetto Monteroni rimase ferma allo stato brado: oltre le promesse poco più. Tra strade sterrate, buche a cratere, illuminazione assente, contesto fatiscente, servizi inesistenti, sono anni che i lottisti ne attendono la sistemazione urbanistica. Benché siano anni, oramai, che in qualche modo ci si vive di già; talvolta in case, talvolta in baracche: talvolta italiani, talvolta orientali. Ad ogni modo: Finalmente si riprende in mano il caso e si rema nel verso della corrente del nuovo piano regolatore. Il comune prende le redini di una situazione altrimenti irrisolvibile: un persistente problema di quorum tra privati (un irraggiungibile 70% per la nascita di un consorzio spontaneo). Si Costituisce così un consorzio d’ufficio, in accordo con la Regione Lazio, dopo i numerosi tentativi di accordo, puntualmente mancato, tra la maggioranza relativa dei proprietari terrieri. In futuro si porrà il problema della gestione e del finanziamento delle opere. Ora ci sono però altri nodi da affrontare. L’idea dell’amministrazione è quella di realizzare un quartiere modello, talmente modello che la cubatura soffre del limite allo 0,29. Significa, in termini geometrici, che su un lotto di 1000-1200 metri si potrà fare solamente una casa di circa 100 metri quadri. Per innalzare il valore della cubatura residenziale si sarebbe dovuto riattivare un iter mediante la Regione, e si sarebbe perso, indefinibilmente ed indefinitamente ci dicono, altro tempo prezioso. Quindi l’amministrazione ha deciso di accontentarsi dell’uovo oggi, ovvero dello 0,29. La gallina domani potrebbe essere, in relazione alla variante generale del piano (quello nuovo), una eventuale implementazione di cubatura. (con passaggio a 0,50? . Nulla di ufficiale). L’Indice edificatorio con cui passa l’Olmetto in C.C., viene fuori in relazione alla variante al vecchio piano, un piano di zona particolareggiato che racconterebbe di una zona d’eccellenza: “tipo San Nicola”, ‘pe capisse’. Case basse, senza sottotetti, non pollai come al Cerreto. Con tanti servizi e tanto verde pubblico. Bene le previsioni ottimistiche. Fanno sempre piacere. Ma veniamo all’ultimo confronto pubblico. Il consiglio comunale, senza il voto però, stavolta, delle opposizioni (brutto segno), fa passare il piano Olmetto: con un “dettaglio” ambiguo però, che non era stato considerato e su cui l’opposizione si era impuntata già nei passati giorni a mezzo stampa. Non proprio un puntiglio insomma, che fa discutere e fa arrabbiare parecchio anche e soprattutto i piccoli lottisti. Vediamo in cosa consiste: I possessori di un lotto piccolo, nella fattispecie fino a 1400 metri quadri (quindi non così piccolo considerando che il lotto minimo è 600) vengono limitati pesantemente; potranno realizzare solo 1 unità abitativa. Chi ha 2 figli da sistemare non potrà realizzare, ad esempio, 2 appartamentini bi-familiari. Questo servirà a limitare la speculazione? O forse a favorire solo ed esclusivamente i possessori di grandi lotti? Su 200 appezzamenti, solo 44 verranno limitati: quelli al di sotto dei 1400 metri. I piccoli proprietari non appaiono molto contenti, anzi, sembrano abbastanza adirati e pronti a dar fuoco alle polveri. La limitazione deriverebbe dal fatto che, sul lotto al di sotto dei 1400 metri, il limite minimo per ciascuna unità abitativa sarebbe imposto a circa 70 metri quadri (o poco giù di lì). Quindi, per fare 2 case da 70 metri, non ci sarebbe cubatura a sufficienza su quel lotto. O ci vorrebbe più terreno…O ci vorrebbe più cubatura… Il comune ha il toro per le palle, ma “occhio alle corna”, come si suol dire…: potrebbe sempre decidere, magari saggiamente, di mutare quel parametro che costringerebbe a fare case troppo grandi, e soprattutto troppo poche, su piccoli fazzoletti di terra. E’ probabile dunque che I lottisti chiederanno a breve un incontro imminente tra il comitato che ben li ha rappresentati sino ad oggi, e l’amministrazione comunale ed i tecnici del settore. In base a quali parametri verrebbero accolte o rifiutate le future richieste di frazionamento? In base a quali parametri si è scelta questa linea di limitazione dei piccoli lottisti? Tutta insieme “la fobia” della speculazione ha colpito gli spiriti degli amministratori? Su soli 44 lotti (quelli piccoli)? Perché la speculazione sarebbe riservata solo ai grandi, che potranno fare villette a schiera per venderle magari sul mercato o ad uso foresteria? Questi i dubbi dei proprietari; Il provvedimento limitativo metterebbe potenzialmente a rischio il capitale dei piccoli lottisti che hanno acquistato con sacrificio un terreno di 1000 metri, ad esempio, a prezzo di mercato (100-140 mila euro) con l’idea di farci almeno 2 piccole case per rientrare parzialmente dell’investimento sostenuto. Con una casa grande su un piccolo terreno, difficile da mantenere e anche più difficile da vendere, conti alla mano, verrebbero a mancare i presupposti matematici di una eventuale remuneratività. V
Un nuovo centro estivo e ricreativo a Cerveteri. In vista della stagione estiva, infatti, apre i battenti in via del Sasso una struttura che può ospitare bambini, ma anche giovani che si avvicinano all’arte, alla cultura, musica e teatro. L’iniziativa promossa dall’associazione culturale “ Un orchidea nel deserto”, è stata curata da Eleonora Baliani che si dice ottimista. “ Vogliamo dare un alternativa ai giovani e non solo. La musica, il cabaret, l’arte in genere sono fondamentali per una crescita: questo crediamo che sia una priorità per questa struttura, alla quale ci dedicheremo con passione e amore” . Taglio del nastro sabato alle 18. 30 , dove si potrà ballare , intrattenersi con concerti e le imitazioni dell’attore Alessio De Persio . Ampio ed articolato il programma della serata che vedrà la partecipazione di due gruppi musicali locali che allieteranno il pubblico con la loro musica, i Crossroads e i Dharma; ci saranno poi le esibizioni di tango argentino del M° giudice e competitore WDC internazionale tango argentino, vals e milonga Angelo Carotti accompagnato dalla ballerina professionista Samanta Mancini; i balli latino americani del M° giudice e competitore WDC internazionale 10 balli standard e latino americani Nunzio Mariano; le imitazioni e le canzoni del noto imitatore - attore Alessio De Persio; una breve performance teatrale dell’attrice Eleonora Baliani; un divertente pezzo di cabarèt dei giovani fratelli Virginia e Valerio Vegliante e ancora, le esibizioni di molti altri artisti. Una serata all’insegna del divertimento. Verrà offerto un piccolo e gustoso rinfresco. Per info: 338.9331280 e 393.1685931.
Strigliata tra consiglieri: Crimaldi bacchetta Penge: ric. e pubbl. dall'uff. stampa comunale: “Ladispoli è un comune da imitare per efficienza amministrativa tanto che il Ministero delle Finanze lo ha premiato con un bonus di 533.000 euro da detrarre dai trasferimenti allo Stato per l’anno 2010”. Con queste parole l'assessore al Bilancio, Tributi e Patrimonio, Giovanni Crimaldi ha inteso rispondere alle dichiarazioni al consigliere del Pdl (Forza Italia) Stefano Penge sulle presunte difficoltà del comune di Ladispoli ad amministrare senza una programmazione per il futuro senza alcuna prospettiva e con ripercussione negative che incidono sui cittadini. “Il bonus – ha proseguito Crimaldi - è stato concesso in quanto Ladispoli è risultato uno dei pochi Comuni d’Italia a rientrare nella speciale classifica di “Comune virtuoso”, primo nella Provincia di Roma e secondo nella Regione Lazio. Il termine virtuoso significa tante cose, ma nella fattispecie vuol dire che il Comune di Ladispoli ha rispettato negli ultimi 3 anni (2007/08/09) il cosiddetto Patto di stabilità (misuratore di buona amministrazione del denaro pubblico) imposto dall’Unione Europea a tutti i Paesi membri. Vorrei ricordare al consigliere Penge, che non è vero che il Comune non va incontro alle esigenze delle famiglie e degli anziani e delle imprese. Su mia richiesta è stata votata all’unanimità una delibera in Consiglio Comunale, quindi pure con il suo voto, in base alla quale per tutto l’anno 2010 i pensionati con reddito lordo di 15.000 euro e i lavoratori con reddito lordo di 8.000 euro non pagheranno l’addizione IRPEF comunale del 5 x 1000. Quanti Comuni hanno fatto ciò ?”. “Inoltre – ha proseguito Crimaldi - nella stessa delibera sono state confermate le percentuali dell’anno 2009 per Ici , per la Tarsu, per la Tosap, per i passi carrabili. Nessun aumento, quindi, solo aiuti. Un altro aiuto è stato concesso alle 12 edicole di Ladispoli con uno sconto del 20% sulla Tarsu commerciale, in accordo con i sindacati degli edicolanti, per precisione si pagherà 20 euro/mq. invece di 25 euro/mq. Poi, come non ricordare la carta d’argento gratuita per i pensionati che permette di usufruire di sconti presso esercizi commerciali, laboratori di analisi e centri medici. Il trasporto pubblico locale gratuito per gli ultrasessantenni, le tariffe agevolate praticate dai taxi. Per quanto riguarda le società Ala Servizi e Flavia Acque è stato approvato sempre con delibera di Consiglio Comunale il regolamento del cosiddetto Controllo analogo. Il regolamento permetterà agli Uffici dell’Assessorato al Bilancio un controllo trimestrale sulla gestione delle partecipate del Comune. Un ulteriore precisazione va fatta sulla quarta settimana del mese con i prezzi calmierati. Nel novembre 2007, quando ero assessore al commercio, insieme alla commissione attività produttive presieduta da Roberto Mignanti (CNA), con vice presidente Franco Pettinari (Confcommercio), e segretari Antonio Bresciani e Tiziana Cicerchia (Confartigianato) preparammo alcune iniziative, tra le quali i prezzi calmierati della quarta settimana. Quest'ultima proposta fu recepita dal consigliere Piero Ruscito (PDL) e dal consigliere Roberto Battillocchi (PD) con una mozione che fu votata all’unanimità dal Consiglio Comunale”. “Per quanto riguarda la programmazione – ha sottolineato Crimaldi - mi dispiace contraddire il consigliere Penge anche perché è a conoscenza dei mie obiettivi riguardo la creazione dell’Ufficio Controllo di Gestione . Da quando ho ricevuto l’incarico di Assessore al Bilancio, la prima cosa che ho fatto sono stati gli interventi sulla spesa pubblica, quindi la sua proposta di razionalizzare le spese è già in fase avanzata. Un primo esempio l’ha avuto in commissione bilancio quando ho consegnato a tutti i commissari il resoconto di quanto i circa 485 fornitori del Comune hanno incassato per l’anno 2009, da quello più grande, Ama, circa 3,5 milioni di euro, a quello più piccolo, con i suoi 110 euro. L’obiettivo minimo è quello di intervenire sullo spreco e nello stesso tempo attivarsi come, di fatto stiamo facendo, per la lotta all’evasione fiscale. Se ci fossero, altre proposte da segnalare, l’Assessore al Bilancio sarà pronto a discutere con l’opposizione, come è sempre avvenuto, in un’ottica di collaborazione e di impegno fattivo. Per concludere, il problema più importante per i prossimi mesi è quello di rispettare il patto di stabilità – ha concluso Crimaldi - anche per quest’anno, impresa ardua perché bisogna tener conto delle nuove restrizioni del Ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, e di quello delle Finanze, Giulio Tremonti”.
“Armeno fanno vedè che lavorano. Basta che ste buche ce le attappano 'na vorta pe tutte”. Anna Maria, come ogni mattina, si alza presto per fare la spesa. La donna, come centinaia e centinaia di cittadini ed automobilisti di passaggio, resta però con gli occhi sbarrati a vedere quello che succede nelle strade di Cerveteri. Sindaco, assessori, dipendenti comunali e consiglieri sono fra gli operai “veri”, con pale e picconi, a risistemare il manto stradale. Sin dalle 8, ieri mattina, gli amministratori si sono così trasformati in volontari delle strade. Buche come crateri che avevano assolutamente bisogno di essere ricoperte dall'asfalto. Bitume comprato però con i soldi personali del sindaco Gino Ciogli e dell'assessore ai Lavori pubblici Franco Borgna (che hanno rinunciato ad un mese di stipendio, ndr), perchè i fondi in bilancio, il comune etrusco, li avrebbe pure ma non può utilizzarli. “Proprio qui – ha detto il sindaco Ciogli – nella culla della cultura etrusca vediamo il degrado di un patrimonio dichiarato di eccezionale valore per l’umanità e del territorio circostante a causa degli assurdi vincoli del patto di stabilità che non ci permettono di impegnare fondi, che il comune ha disponibili, per eliminare stati di pericolo veramente drammatici”. E allora via con la sfida dei politici “tappabuche”. Il presidente del Consiglio, Lamberto Ramazzotti mandato a gestire il traffico. I consiglieri del Pdl, Guido Rossi e Salvatore Orsomando, tra via Fontana Morella e via Chirieletti. Sulla stessa strada scendono in campo anche l'assessore all'Istruzione Giuseppe Zito e l'assessore all'Ambiente Aldo De Angelis. Il sindaco Ciogli coordina i lavori e si muove anche in periferia. “Sì d'accordo – critica il consigliere Guido Rossi del centrodestra – però la proposta l'abbiamo lanciata prima noi. E poi così è uno spreco di denaro inutile perchè non si possono tappare le buche in questo modo come si spalma la nutella su un panino”. Così, mentre si entra nel vivo della “Giornata della buca” (questo lo slogan lanciato dal Comune, ndr) c'è chi si presenta al comando della polizia municipale per presentare una richiesta di risarcimento danni. “Sono quasi un centinaio dal 2010 – informano dalla sede di via Friuli – e sono sempre più agguerriti perchè, a causa dei crateri, hanno rotto le sospensioni delle auto, i cerchioni, perfino le ruote delle biciclette”. Eros
Plauso all'amministrazione che interviene, dopo le nostre segnalazioni, alla manutenzione del verde pubblico al posto del consorzio squattrinato. Fase delicata dunque per il quartiere cerreto: si teme ancora la nascita di un qualcosa di potenzialmente somigliante ad un consorzio bis. Per la dismissione definitiva dello strumento che ha rivelato di non poter funzionare bisognerà attraversare la paludosa strada che porterà alla nomina di un collegio dei revisori dei conti, unica certezza, più ingarbugliati che mai. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato quindi? Parrebbe proprio di no, almeno sotto il profilo normativo. Sono in molti ad essere ancora morosi, anche se c'è qualcuno che per conquistare i riflettori dell'attualità prometterebbe persino la possibilità, per i cerretini dalle braccia ritirate o non aventi la possibilità, di non dover pagare più neanche un centesimo. Ben venga se così fosse, ma Si cavalca talvolta, politicamente, una situazione confusa che in pochi, tra gli stessi cerretini, conoscono a fondo. Una diatriba che potrebbe trovar luce solo non prima di un paio d'anni. Giusto il tempo di arrivare alle comunali, sempre che ci si arrivi così, indenni. Intanto assistiamo ad una Evidente Spaccatura interna persino al comitato Cerreto, partorito col medesimo obiettivo: risolvere i problemi anzichè crearne altri. Un nutrito gruppo di iscritti, rappresentanti probabilmente la maggioranza dei firmatari dell'iniziale statuto ed atto costitutivo, l'unico depositato e riconosciuto, non intenderebbe rinnovare nella maniera più assoluta la fiducia al presidente nominato in carica. Parallelamente parrebbe costituirsi un altro comitato in cerca di consenso e legittimazione. Fioccano intanto le dimissioni di alcuni membri del vecchio comitato,non si capisce se dal vecchio o dal nuovo, non si evince cioè se dall'uno o dall'altro, a sintomo di una politicizzazione forse eccessiva del caso, che certo non aiuta, in questa fase, la risoluzione dei problemi del quartiere. A far davvero gola sembra la presidenza vacante del collegio dei revisori e di qualche posto da consigliere. Neanche troppo prestigio insomma... Ma forse il nodo insisterebbe proprio sulle modalità con cui si dovranno sanare i debiti. Dio denaro semper imperat. La fame di visibilità, altro elemento non trascurabile, e di poltrone quindi, in vista delle prossime comunali, potrebbe giocare al quartiere lo scherzo peggiore, alimentando una guerra intestina che ai cittadini certo non interesserebbe. Vanità, che peccataccio. L'assemblea? Al 27 giugno
Non bastavano gli autovelox a stanare gli automobilisti indisciplinati (anche se andare a 51 km orari su una strada statale – a detta di molti – non è proprio un reato inflitto al codice della strada ndr). Ora ci si mettono anche i semafori a far discutere a Torrimpietra. Un nostro lettore, che l'altra sera da Ladispoli viaggiava in direzione della Capitale, ha fotografato il semaforo letteralmente impazzito per diverse ore. Contemporaneamente era rosso-giallo-verde. Cosa fare? Incredulità da parte degli automobilisti indecisi se passare o no e, soprattutto, timorosi di ricevere una elevata contravvenzione. “E pensare che sono tornato da Roma dopo 5 ore – racconta Antonio di 30 anni – e il semaforo era disegnato con tutti i colori”. Insomma, per adottare una vena un pò polemica, il comune di Fiumicino sembra abbia guadagnato 18 milioni di euro in un anno dopo aver installato i velox. Che almeno aggiustassero i semafori...........Eros