L’approvazione del bilancio comunale, anche quest’anno ha dovuto fare i conti con una politica di pesanti tagli nei confronti degli enti, una politica che sta causando dei danni irreparabili. Una serie di tagli che ha portato gli enti, primo responsabile il governo Berlusconi con la sua cecità che l’ha portato prima a negare, poi verso il fallimento l’Italia, in una situazione di provvisorietà e di difficoltà permanente. E rischia altresì di trasformare le amministrazioni comunali, riducendole adun ruolo da esattrici. Peccato che gli unici a non rendersene conto, nel loro comunicato, sono proprio gli esponenti locali di quello schieramento che tutto ciò ha causato, nei tre anni e mezzo di governo nazionale. E adesso addirittura criticano il bilancio comunale, senza una sola parola sullacrisi che attraversiamo causata soprattutto dal loro governo. La cecità continua.
I tagli partono da lontano. Chi ricorda oggi il superministro dell’economia Giulio Tremonti in cercain questi giorni, come molti nel Pdl, di una casa? Chi ricorda l’estate scorsa in cui il governo Berlusconi prendeva ordini dall’Europa ormai completamente screditato, appoggiando la sciagura del pareggio di bilancio e il fiscal compact con lo spread quasi a 600 punti? Ecco, l’origine di questa storia è quella. A ciò si è sommata la politica da noi sempre definita ulteriormente neoliberista del nuovo esecutivo Monti, appoggiato anche dal Pdl, che in una situazione di difficoltà certo, ha saputo però in continuità con ciò che avevamo visto, tagliare addirittura i trasferimenti agli enti locali, per adottare in sostituzione la famigerata Imu. Adottando poi in questi giorni la cosiddetta spending review. Se ne sono accorti gli esponenti della destra locale, di quella destra che in venti anni ha fatto salire alle stelle la pressione fiscale tradendo ogni promessa fatta?Che cancellare l’Ici è stato un danno totale?
Era un nostro impegno quello di tenere bassa l’Imu sulla prima casa, un impegno che la coalizione si era presa già in campagna elettorale, e così è stato. Dentro una situazione anomala che porterà ad approvare il bilancio in via definitiva, con tutto quello che ne consegue, solo entro settembre. Per dire della gravità della situazione. Imu che a Ladispoli è oggi del 4 per cento, mentre intorno a noi è bene vedere – lo sarebbe per gli esponenti della destra - che in altre difficoltà ulteriori, alcuni comuni l’hanno dovuta alzare ulteriormente: a Civitavecchia è stata portata al 5,5, con una tariffa del 9 per la sulla seconda casa, a Cerveteri al 4,8, con 7,6 per la seconda casa, a Bracciano il 5,5 con il 10,6 sulla seconda casa, Roma al 5 con il 10,6 per la seconda casa. Roma dove Alemanno ha più che raddoppiato l’Irpef stessa. Insomma la situazione è davvero difficile e rischia di compromettere il welfare municipale. E dopo aver noi stessi contestato in passato alcuni tagli sul sociale, c’è da riconoscere che nessuna riduzione è stata decisa in questo bilancio, garantendo servizi essenziali sui quali si gioca la stessa caratterizzazione dell’ente. Noi che a proposito di Tarsu, non votammo, all’inverso di alcuni esponenti oggi critici, firmatari di quel comunicato, l’aumento deciso l’anno scorso, non oggi. Per la cultura, assessorato che vede l’impegno di Francesca Di Girolamo, evidenziamo che tutto ciò che è stato realizzato è stato finanziato con due progetti presentati alla Provincia di Roma, due bandi, per un importo di 35 mila euro. Sanno bene i consiglieri che le risorse hanno specifiche destinazioni, e che la cultura proprio in un momento come questo soffre a tutti i livelli di una cancellazione, grazie anche all’operato delle varie Gelmini, Bondi. Chi li ricorda?
L’addizionale Irpef era ferma da anni, e si è stati costretti a muoverla per questi motivi. C’è da augurarsi in futuro che possa essere innalzata la soglia di esenzione oggi a 10.000 euro, e proceda quella politica di lotta all’evasione e all’elusione fiscale che riteniamo centrale. Una correzione che potrebbe essere fatta anche nel breve periodo. Spesso è proprio l’aggirare il fisco che crea una diseguaglianza, con persone che non hanno diritto a sfruttare servizi che non gli spettano. Anche l’opera di verificare tutto questo, un controllo che auguriamo venga fatto in tutti i campi, è un altro passo importante. Dalla crisi si può e si deve uscire, difendendo le istanze degli organismi più vicini alle persone, cercando di rilanciare il loro ruolo, oggi sempre più minacciato da politiche nazionali che non esitiamo a definire scellerate. C’è bisogno di politica, c’è bisogno che da questa crisi se ne esca a sinistra, con l’adozione di misure che non si è avuto il coraggio diadottare fino ad oggi, a partire dalla patrimoniale. E alle prossime elezioni politiche siamo convinti che spetterà a noi questo compito, per ricominciare a parlare di futuro.