
La direzione distrettuale antimafia ha prodotto di recente vari report sul come “le mafie autoctone moderne”, differenti per struttura da quelle tradizionali importate in passato prettamente dal mezzogiorno, siano in grado di riprodursi e procreare cellule nuove in territori nuovi. Predilette le nuove aree ad espansione, ricettacolo di appetitosi interessi economici; territori che possono facilmente, in qualche modo, cadere vittima dell’azione tentacolare delle organizzazioni a matrice criminosa. Sul fronte politico – istituzionale in primis: indebolendo e condizionando la classe dirigente con la mobilizzazione forzosa di pacchetti di voti. Sul fronte economico: conquistando i mercati chiave e gli scambi nei settori vitali. Sul fronte culturale: intimidendo la popolazione locale ed alimentando il senso di indifferenza e sfiducia verso le istituzioni in ogni ganglio, incentivando fenomeni di devianza sociale, rendendo oltremodo “normale” il non rispetto delle regole. In un clima del genere, dopo le esperienze terrificanti della provincia di Latina (suicidi di esponenti di spicco delle forze dell’ordine, preti fisicamente incaprettati, popolazione terrorizzata, poliziotti nell’umiliazione dell’impotenza) nel Lazio, a due passi dalla Campania, il problema viene osservato con la massima attenzione. E forse non può trattarsi meramente di casualità . Parallelamente, sul Corriere della Sera di pochi giorni fa (non proprio l’ultimo dei giornali di quartiere insomma) si fa riferimento, nel fornire il quadro “geo-politico” degli spostamenti dei clan nel Lazio, a Ladispoli e Cerveteri come a zone ad alto rischio. Aree di avamposto, in relazione anche alla vicinanza con il porto di Civitavecchia: un’area dunque, quella dell’Etruria meridionale, individuata come ad alto indice di potenziale contaminazione? Una zona a spiccata espansione? Evidentemente esposta (o sottoposta?) alla seduzione del denaro contante, del riciclaggio, della nuova veste imprenditoriale che caratterizza il nuovo volto delle cosche? Numerosi segnali farebbero riflettere il mondo istituzionale anche nel nostro territorio, che affronta il tema “Mafia” subito dopo l’intitolazione di una biblioteca pubblica ad una delle vittime della stessa: Peppino Impastato, il giovane speaker radiofonico, che per la scomodità delle sue dichiarazioni e trasmissioni via etere, venne brutalmente eliminato. Si alza la guardia dunque, e si intraprende anche il percorso culturale. Politica. Forze dell’ordine. Associazioni di promozione sociale nell’ambito della sensibilizzazione al problema negli strati della società civile, anche e soprattutto localmente. “Perché la mafia si combatte anche e soprattutto dentro di noi, iniziando a smetterla di definire normali quegli atteggiamenti che sono fuori dal seminato delle regole”, come afferma il direttore generale del comune di Ladispoli Santo Fabiano, anche membro dell’osservatorio nazionale della mafia in Sicilia. Come in molti ricordiamo, il nostro territorio visse momenti drammatici già negli anni 70, quando ci si sparava nelle strade alla luce del sole, come senz’altro ricorda qualche politico di vecchia data che ancora oggi amministra nella nostra comunità. Ma come misurare la presenza delle Mafie in un territorio? Quali sono i principali indicatori? Il quantitativo di beni confiscati sarebbe senz’altro uno dei principali. Se da un lato testimonierebbe l’efficacia delle operazioni antimafia, dall’altro ne individuerebbe il peso specifico, la presenza particolare in un ambito circoscritto. E’ bene sapere che a Ladispoli, tra il 2003 e il 2004, sono stati confiscati nella sola frazione di Marina di San Nicola numerosi immobili, per un equivalente monetario ingente, che vennero poi donati al Ministero della Difesa. Usura in aumento come conseguenza, riciclaggio, nuove forme di imprenditoria extraterritoriale sconosciuta al tessuto consueto delle comunità locali, sono altri indicatori che farebbero riflettere le forze preposte circa le strategie d’eventuale intervento. La crisi economica alimenta senz’altro la facilità di circolazione del contante e l’esposizione alla corruttibilità delle imprese in difficoltà economica. Altro indicatore, nell’ambito della penetrazione istituzionale, è senza meno la trasparenza con la quale la pubblica amministrazione attribuirebbe, o dovrebbe attribuire, gli appalti: soprattutto in materia di Nettezza Urbana, ed in relazione inoltre ai lavori pubblici ed alle variazioni di assetto urbanistico del territorio. Se si fanno affidamenti con la frammentazione pacchettizzata in blocchi inferiori ai 20 mila euro, o se vincono sempre le stesse ditte, o se non esistono ad esempio chiari strumenti di controllo sull’onorabilità di quelle che provengono “da fuori”, insomma, si potrebbe riflettere sul fatto che sarebbe il caso di andare almeno a verificare. L’origine delle problematiche territoriali sarebbe da rintracciarsi, secondo l’analisi delle forze dell’ordine di cui rispettiamo la riservatezza delle indicazioni, nella dinamica di “soggiorno obbligato” che ha caratterizzato anche e soprattutto il nostro territorio. Dove arriva il mafioso a soggiornare, arriverebbe anche l’impresa collegata, e il territorio marcirebbe. Noi non siamo immuni. Ma non siamo neanche ancora marciti. L’unico modo per fronteggiare il problema sarebbe quello di conoscere uno ad uno i nostri imprenditori. Se prima la figura criminale era legata al bullo che chiedeva il pizzo per conto di, ora è legata al portatore della famigerata valigetta di monete con cui rilevare l’intero negozio o qualsivoglia attività. Sarebbe necessario indurre i cittadini a collaborare ed a segnalare, a partire dalla corretta sensibilizzazione nelle scuole, con la collaborazione anche del corpo docente, per gettare nuove basi su cui edificare la speranza dei figli del domani. V
Si è leader quando si è in grado di essere un esempio. Mussolini lo sapeva bene ed era all’avanguardia nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione. Del resto era stato direttore di un giornale sul finire degli anni 20’. Perciò, quando il popolo “soffriva”, lui lanciò la campagna fascista di bonifica dell’agro pontino, che, se da una parte si rilevò una delle migliori iniziative del ventennio, dall’altra se ne utilizzò il valore propagandistico. Vedere il mezzo busto del Duce che mieteva il grano doveva avere un effetto prorompente nell’opinione pubblica. Mussolini e Gandhi (la marcia del sale) furono i primi al mondo ad utilizzare i Media in questa chiave. Tra i due c’è qualche “piccola” differenza, comunque entrambi sapevano usare consapevolmente il potenziale simbolico dei mezzi di comunicazione di massa. Quello che in questa sede stiamo tentando di fare, è tracciare un parallelismo tra questi due personaggi e l’operazione “politici tappa buche” che si è svolta 2 giorni fa a Cerveteri. Capire se c'è qualche analogia e quale è il valore e il significato politico dell'iniziativa, che, nata nelle fila del Pdl Cervetrano, è stata subito accolta dai centristi di Ramazzotti e dal primo cittadino Gino Ciogli, il quale, per l’occasione, ha addirittura offerto una parte del suo stipendio insieme a l'ass. Borgna. Perdonateci per quella che potrebbe essere considerata una ristrettezza mentale, ma proprio abbiamo difficoltà a capire l'obiettivo di questo gesto, a meno che l’intento non fosse proprio quello di tappare le buche della città strusca e dei suoi sobborghi...
Abbiamo seriamente ipotizzato 5 possibili motivazioni:
1) Si tratta di una provocazione del Pdl e di altre frange dell’opposizione verso l’amministrazione Ciogli?
2) Si tratta di una "contro-provocazione" dell’amministrazione nei verso il Pdl locale e verso il governo di centrodestra nazionale che ha deciso di ridurre i trasferimenti agli enti locali?
3) Si tratta di una campagna bipartisan di tutti i politici di Cerveteri contro l’imposizione da parte della comunità europea di rimanere all’interno dei Patti di stabilità?
4) Si tratta della necessità dell’intera classe politica di dimostrare ai cittadini che qualcosa si vorrebbe fare ma, chi per una ragione, chi per un’altra, si finisce con l’avere tutti le mani legate?
5) Si tratta di manovre di pre-campagna elettorale.
Al di là del lodevole gesto che i politici di Cerveteri hanno deciso di fare, vorremmo avere più chiare le motivazioni che li hanno condotti a fare questa iniziativa, perchè riteniamo che anche la stampa abbia un dovere pubblico nei confronti del territorio, purché capisca qual è la motivazione e lo scopo di un’iniziativa e sopratutto capisca a chi si rivolge. Dp

Secondo uno studio dell’Istat il reddito disponibile delle famiglie italiane è diminuito ancora toccando il minimo storico degli ultimi 20 anni. Le famiglie sono in grave affanno e peggiora anche la situazione sotto l’aspetto dell’occupazione: in una stima fatta da Il Sole 24 ore, si prevede di raggiungere entro la fine 2010 la cifra di ben 1,124 milioni di disoccupati in più rispetto al 2007 con un tasso di disoccupazione che sale così al 10,5%. Un indice che si ritiene possa continuare a crescere, addirittura raddoppiare se non dovesse arrivare presto la sospirata ripresa economica. Sul versante del commercio, le Piccole e Medie Imprese chiudono una dopo l’altra tant’è vero che il 9 marzo la stessa Provincia di Roma ha deciso di varare un pacchetto anticrisi per agevolare l’accesso al credito. Il comparto edile tutto sommato tiene, ma aumenta il tasso di lavoro nero (fino al 40% denuncia la Filca, la Federazione degli edili della Cisl ) e diminuisce il numero d’italiani impiegati. Secondo i dati della Cassa Edile nell’area di Roma ci sono 58.556 operai attivi nelle costruzioni: 28.520 stranieri, di cui, il 74% è rappresentato da romeni, il 6,2% da albanesi e il 4,26% da polacchi. Quindi, molto lavoro nero e pochi italiani impiegati. Come ci si comporta in Etruria? Quello che si evince dalle politiche etrusche è una grandissima attenzione a tutto il settore. Si pianificano nuovi centri commerciali e nuovi conglomerati urbani. E qualcuno inizia a sospettare che la logica amministrativa sia guidata dal principio che più i negozi sono vuoti e più se ne devono costruire per riempirli. Oppure, che per migliorare la carenza di servizi per i residenti basta aumentare esponenzialmente il numero degli utenti. Paradossale no!? Però dobbiamo riconoscere che l’urbanizzazione forzata non tradisce mai la matematica, visto che parte dal presupposto che un metro quadro di terreno edificabile vale mediamente 50 volte 1 metro di terreno verde. Perciò anche quando non c’è un bisogno impellente o non c’è un piano d’impresa solido dietro un cambio di destinazione d’uso di un terreno, la logica del mattone prevale moltiplicando sempre e comunque i valori. Ma come la stanno realizzando: distribuendo equamente la ricchezza generata tra i residenti oppure in maniera del tutto sproporzionata? Facciamo due esempi. A Cerveteri, dopo una lunghissima discussione sull’importanza complessiva dei Patti Territoriali, si è deciso di varare definitivamente solo quella parte dei Patti che riguarda l’edificazione di un grande centro commerciale. Circa duecento negozi che per rimanere aperti avranno bisogno di un bacino di clientela di almeno 40-50mila clienti. A chi e a quanti porterà giovamento? Da dove arriveranno questi clienti? Da Roma, da Civitavecchia.... oppure sono gli stessi clienti che andavano nei negozi mezzi vuoti di Cerveteri e Ladispoli? A Ladispoli, il PRG adottato prevede un incremento di cubatura molto elevato – ci tengo a sottolineare che per qualcuno è fin troppo poco - nell’ordine dei 600mila metri cubi, da dedicare maggiormente alla destinazione abitativa e commerciale. Come mai: ci siamo riprodotti come conigli oppure stiamo predicando eccessivamente il principio dell’ospitalità? Inoltre domando: vi sembra che a Ladispoli e paraggi manchi di più l’opportunità di fare shopping o l’opportunità di avere degli spazi pubblici e delle prospettive di lavoro legale? Altre alternative di sviluppo sembrano non esistere. Forse perchè nessuno le cerca oppure perchè nessuno vuole trovarle.... si guadagna tanto bene così e i pupi sono ancora piccoli! L’identikit dell’impresario di successo è ormai quello di chi ha influenza sul potere amministrativo, che passa più giorni al Comune che in cantiere, al quale gli affari si preannunciano redditizi e con ridotti margini di rischio. Non sono indispensabili né le idee imprenditoriali, né, talvolta, i capitali, solo le ramificazioni nella politica. L’unica difficoltà oggettiva è quella di camuffare la realtà ai plebei, perchè non tutti amano questa strisciante iniquità e in molte coscienze comincia a germogliare l’ardire di scoprire l’altra verità, quella che nessun giornale ha il coraggio di denunciare, ma che ormai è epidermica tra le persone. Nelle vie, nei bar, nei negozi, ovunque ormai (tranne che in alcune stanze dei municipi), l’unico comune denominatore dei discorsi delle persone è l’insoddisfazione e il dubbio sul ruolo e sulla lealtà dei poteri che ci governano mantengono nei confronti dei cittadini. Migliaia di bocche vociferano e centinaia di migliaia di orecchie ascoltano e iniziano a pensare che forse ha ragione Roberto Saviano quando dice che Verità e potere non coincidono mai. dp