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PENSATE CHE NEL VOSTRO COMUNE DI APPARTENENZA VI SIANO DEI CLIENTALISMI O ADDIRITTURA DEI PARENTALISMI?

 No, vige solo la democrazia e la meritocrazia.
 Delle probabilità ci sono.
  Il voto di scambio è una realtà.
 Se non ci fossero bisognerebbe inventarli.

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di redazione baraondanews (del 26/04/2010 @ 23:49:12, in dblog, linkato 279 volte)

Proprio oggi, tra noi cari colleghi, si era intenti a far quattro risate (i giornalisti si accontentano di poco) nell'ammirare con gran stupore pezzi di storia passata, talmente passata che non dovrebbe far pensare neanche lontanamente al presente, ne tantomeno al futuro che incomberà inevitabilmente alle prossime elezioni amministrative del nostro beneamato comune. Le liste elettorali. Quelle del 1972. Incredibile! A parte quelli deceduti e sopolti da tempo, e chi si era trovato il suo nome scritto lì per sbaglio, la maggior parte di coloro che vennero candidati in quelle liste, in quel di Ladispoli, li ritroviamo, oggi, pronti a ricandidarsi. Ci immaginavamo quello senza la barba. Quell'altro senza i baffi. Quell'altro coi capelli neri e folti. Anche loro erano giovani. E Mentre il tempo passava, i partiti sono state kle vittime sacrificali del falso mutamento, e la politica ha avuto bisogno di varie reincarnazioni; ma i politici no, sono rimasti gli stessi, mai, a quanto pare, orfani di consenso. Attualmente ricoprono vari ruoli, o come consiglieri, o come amministratori, o come sindaci, o come esponenti di partiti nuovi che rappresentano sommariamente le stesse cose che rappresentavano i vecchi schieramenti ad oggi travestiti con nuovi appellativi o denominazioni identitarie, o marchi civici, o etichette variabili nella forma apparente più che nella loro sostanza. Sono passati 40 anni. Non si riesce a comprendere sino in fondo se sia un bene od un male questa esasperata longevità della classe dirigente ladispolana. Manco Andreotti ci è riuscito a stare al potere per 40 anni. Ma a Ladispoli si, insieme, era ed è possibile. Intanto però, qualcosa forse, accenna a cambiare: l'ex partito comunista, poi ex PDS, poi DS, poi PD- partito democratico, sembra aver la volontà di fare ora un gesto davvero riformista, quasi viscerale. Affidare la segreteria del partito ad un giovine aitante, e ci permettiamo di dire davvero in gamba, che noi abbiamo avuto modo di conoscere direttamente in questi anni. 30 anni non ancora compiuti, 1 metro e 80 circa, bel ragazzo (così dicono le donne del paese), capelli più corti e pettinati di un tempo, passione interiore per la politica, allevato ed autoallevatosi nella sinistra giovanile: Luca Caroselli nuovo segretario del PD? Potrebbe trattarsi ancora di una mera voce di corridoio, ma voce di popolo voce degli dei, e le fonti sembrano accreditate, quindi non possiamo fare a meno di rivolgere al Caroselli una domanda "giornalistica" semplice, abbastanza, a questo punto, legittima: Luca, se ti venisse proposto di fare il segretario del Partito Democratico a Ladispoli, cosa faresti? Luca Risponde con prontezza e con destrezza, con la stoffa.. come si suol dire: "Nonostante mi renda conto di essere un giovane, e spesso i giovani sono considerati gente inesperta, non potrei rifiutare un incarico del genere. Oggi è quantomai necessario uno stravolgimento, un cambiamento forte e radicale che riguardi i contenuti del partito democratico. Per tutto il resto sarà bene far riferimento al congresso." In bocca al lupo al giovane Caroselli. Riprendiamo in mano le liste del 72, e continuiamo a delineare la mappa, tra un sorriso, una esclamazione ed una imprecazione. V

 

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Di redazione baraondanews (del 20/04/2010 @ 23:25:09, in dblog, linkato 191 volte)

Gentile sindaco Paliotta, grazie vivamente per aver risposto tempestivamente attraverso il Suo Spettabile Ufficio Stampa Comunale, sempre pronto a comunicarci le notizie in anteprima dal Palazzo. Era bene chiarire, ai residenti del Cerreto, anche a quelli che si sono rivolti a Baraonda e che 'stanno sempre a reclamare', alcuni aspetti riguardanti la condizione di persistente degrado in cui ancora giacciono molte delle aree verdi. Da un frammento della Sua risposta (conseguente la nostra segnalazione), che di seguito riporteremo nelle parti che interessano davvero ai cittadini, si evincono alcune delle ragioni e dei pregressi, certo non tutti, che hanno determinato le attuali situazioni di cui rimangono vittime i “cerretini”: anche e soprattutto quelli che hanno sempre pagato la retta al consorzio per il mantenimento del decoro del quartiere. Questa è la Sua sintetica e preziosa spiegazione virgolettata di cui prendiamo coscienziosamente atto: “Le problematiche delle aree verdi del Cerreto vengono da lontano. Esattamente dall’assemblea del Consorzio dello scorso anno quando furono spalancate le porte ad un pesante vuoto di potere. Da quel giorno si è creata la paralisi, tanto che i vertici del Consorzio ci hanno più volte annunciato di non avere più un centesimo in cassa e di non poter più effettuare interventi, compresa la manutenzione del verde pubblico del Cerreto. Il comune ha inviato una proposta di accordo definitivo per chiudere il Consorzio, ottenendo che i lottisti in regola con i pagamenti non debbano più sborsare un euro per il completamento dei lavori. Nel contempo il comune ha realizzato una serie di interventi al Cerreto per soddisfare le legittime aspettative dei residenti, come la chiusura delle buche e la costruzione del parcheggio in via Glasgow necessario per l'apertura della nuova scuola”. La ringraziamo dunque per la chiarezza in relazione alla quale si comprende come ora, dunque, gli interventi di natura straordinaria, al Cerreto, li farà il comune di Ladispoli. Al posto di un ex consorzio, s’intende, che come anche Lei ci ha confermato direttamente “non ha i soldi neanche per i francobolli per spedire le lettere”. Ci sono degli aspetti che però non appaiono del tutto chiari, pertanto Le poniamo solo alcune domande. Perdoni l’ignoranza:

- Per la manutenzione ordinaria chi interverrà da oggi in poi, se interverrà?

- Quanto spende oggi il comune per la manutenzione delle sole aree verdi in Ladispoli?

- E solo al Cerreto quanto spendeva il consorzio (o dovrebbe spendere il comune)?

- Come ammistrazione Valuterete altre aziende, o sistemi diversi (associazioni o cooperative) che possano ridurre i costi di manutenzione e svolgere effettivamente funzioni di pubblico servizio?

Grazie sindaco. E grazie soprattutto ai Cerretini pazienti e non morosi, che esortiamo decisamente a non disperare. Il sindaco ci ha confermato che tiene a cuore anche i vostri problemi. Ma se proprio non si potrà far nulla per tagliare l’erba perché non ci sta proprio più un euro…beh…resta sempre, alle brutte, l’ipotesi di lanciare la colletta tra gli abitanti, proprio come si fa nei piccoli paeselli dove ci si accontenta di poco, e dove tutto ancora fila liscio. V

 

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Di redazione baraondanews (del 19/04/2010 @ 11:02:04, in dblog, linkato 321 volte)

Il fascino della maturità. Una sagra che dopo 60 anni ancora, in qualche modo, seduce, pur mettendo a repentaglio l’assetto viabile, l’apparato dei parcheggi, il sistema di raccolta dei rifiuti, la pazienza dei residenti per una tre giorni di caos e folklore che per smaltirla ci vuole 1 anno. Niente di paragonabile alla manifestazione della vicina Cerveteri che speriamo possa crescere negli anni. L’afflusso dei visitatori alla vera 60 sagra del carciofo romanesco si è rivelato in forte crescita. Le prime stime di commercianti ed esercenti parlano di un aumento del 50% dei visitatori rispetto allo scorso anno. Il caffè degli affollati bar ed il carciofo fritto da “5Euro a vaschettina” sembrano essere gli indicatori più fedeli per effettuare una prima ed orientativa stima, nonché un campionamento dell’indotto di questa contestata ma partecipata fiera nazionale. Bilancio positivo dunque sul fronte delle presenze: complice la clemenza del tempo, sereno o poco nuvoloso, che ha lasciato in pace passeggiatori ed ambulanti risparmiando scene da far west tipiche di ogni sagra inzuppata del lontano ma anche del più recente passato. Dalla manifestazione, caotica e imponente, è emersa dal liquido sviluppo la gigantografia di una Ladispoli che muta. Stranieri, ma anche italiani quest’anno, a flotte hanno invaso i marciapiedi e si sono mescolati ai venditori con regolare permesso comunale. L’abusivismo ha assunto, in questa edizione, nonostante la campagna e gli slogan preventivi, dimensioni notevolmente preoccupanti. Diverse scene testimoniano che il fenomeno è pressoché fuori controllo. Gli interventi a valle, ed macchia di leopardo, non sembrano funzionare: il codice di fuga dei venditori abusivi si trasmette e si propaga spesso prima che sopraggiungano le forze preposte al rispetto dell’ordine e della regola; la merce scompare e l’abusivo si sposta di qualche isolato: la tarantella è fatta. Sequestrata persino la merce ed imbarcata su una camionetta che poi è stata letteralmente presa d’assalto dai venditori abusivi alla carica per il recupero della stessa. Saltavano dentro appena il mezzo tentava di partire, sotto gli occhi attoniti della folla, alla luce del sole. Scene di comica disperazione lasciavano intendere la sproporzione tra forze dell’ordine e trasgressori. Tentativi di eludere il fisco da parte soprattutto di alcuni somministratori di cibo e bevande hanno invece fatto scattare con efficacia controlli a tappeto delle fiamme gialle che hanno multato salatamene numerosi evasori. In quel caso il controllo fungeva invece da efficace deterrente psicologico. Si sfiora ad un tratto la rissa tra paninari: i regolari si fanno giustizia da soli contro gli abusivi cacciandoli dalle prossimità del posto assegnatogli. Ma passiamo agli aspetti belli, e soprattutto buoni, di questa sagra. Degni di nota gli stand delle pro loco italiane e la piazza dei sapori dove il clima popolare si respirava piacevolmente. Meno apprezzato dai cittadini “il solto mercatone delle bancarelle” che però fa fare cassetta. Poche presenze ad assistere alle performance del maestro Mazza nell’ora di punta: anche il cachet fa riflettere alcuni amministratori sul da farsi nelle successive edizioni. Molto gradite le bande musicali dall’italia e le performance minori sul palco della tre giorni. Fuochi d’artificio in grande stile: “Mai come quest’anno”, sono pronti a giurare gli amateur. V 

BOOM DI VISITATORI: SAGRA ALL'INSEGNA DEI CONTROLLI E  DELL'ORDINE. Sono però ancora troppi gli abusivi. Strepitosi i fuochi ma dopo scoppia la rissa.

 Avrà di certo fatto la sua parte il bel tempo, rispetto allo scorso anno, ma la 60esima sagra del Carciofo di Ladispoli ha registrato un boom di presenze. Solo domani nella realtà la Giunta acquisirà i dati relativi agli incassi, ma le prime stime parlano di oltre 300mila visitatori e l'aumento, rispetto al 2009, sfiorerebbe addirittura il 50%. Come dicono da Palazzo Falcone, è stata una Sagra all'insegna del controllo e dell'anti-abusivismo commerciale, anche se quest'anno il proliferarsi di venditori irregolari ha raggiunto proporzioni piuttosto preoccupanti. Nonostante i task-force delle forze dell'ordine (carabinieri, polizia locale e guardia di finanza assieme hanno posto sotto sequestro una ventina di bancarelle non in regola oltre ad aver inferto una trentina di sanzioni agli abusivi, ndr), molti operatori commerciali hanno posto parecchie lamentele. Sotto accusa anche i venditori di carciofi provenienti dalla regione campana che con le cassette a prezzi stracciati hanno creato qualche difficoltà ai commercianti con regolare licenza comunale. Da segnalare anche l'invasione dei cinesi arrivati in massa con il treno domenica mattina ma rispediti indietro grazie al tempestivo blitz di carabinieri e polizia locale (disagi anche in stazione per i pendolari perchè la biglietteria non funzionava e l'edicola era chiusa, ndr). È senz'altro piaciuta piazza dei Sapori, con gli stand gastronomici provenienti da tutta la Penisola e, oltre ai giochi pirotecnici di fine serata, anche le mostre di pittura, le esibizioni canore e sportive, le iniziative legate alla valorizzazione dell'ortaggio principe. “Vorrei ringraziare tutti gli agricoltori della nostra zona – dice il consigliere comunale e delegato al Carciofo, Angelo Leccesi – che hanno fatto si che la nostra festa sia stata impeccabile”. Ottimo il flusso relativo alla viabilità. “Questo perchè l'apertura del ponte – aggiunge il sindaco Crescenzo Paliotta – ha permesso una maggiore razionalizzazione del traffico. Un plauso lo vorrei rivolgere a tutte le forze dell'ordine che hanno svolto un lavoro encomiabile considerando soprattutto l'alta presenza dei visitatori quest'anno favoriti dal bel clima”. Polemiche però da parte dei vigili del fuoco. “Il Comune – sottolinea il sindacato Cisl, con Gabriele Fargnoli – ha invitato tutte le forze dell'ordine prima della sagra tranne che i vigili del fuoco. Speriamo si sia trattato solamente di una disattenzione”. Sagra tranquilla sotto il punto di vista della sicurezza, tranne che dopo i fuochi d'artificio. In piazza dei “Sapori” qualche bicchiere di troppo ha alterato gli animi di una ventina di giovani (tra cui anche ragazze, ndr) che hanno scatenato una violenta rissa durata una decina di minuti. Poi i ragazzi, alcuni dei quali conciati davvero male, si sono dileguati prima dell'arrivo dei carabinieri. Non proprio gremita invece piazza Rossellini per la performance del maestro Mazza e della sua orchestra. Eros

 

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Il bambino cerretino, come tutti i bambini, vorrebbe giocare nei giardinetti del proprio quartiere. Non diciamo sul pratino inglese, ma almeno su del terriccio battuto e recintato che non sia arido asfalto martoriato da auto che sfrecciano implacabili ignorando i limiti di velocità di un quartiere, tutto sommato, a destinazione "residenziale". Veniamo alla questione: Le pochissime aree verdi di un quartiere con migliaia di abitanti versano purtroppo in gravi condizioni. A tratti Pietose. Da un consorzio cerreto inefficiente, siamo passati a qualche ditta latitante? Speriamo di no. La vegetazione incolta sovrasta la visuale, copre le panchine, inghiotte i giochini di legno e le poche giostrine rimaste. Fa tristezza. Le recinzioni sono divelte. Un metro ed oltre di sterpi, spine selvatiche e cardi essiccati si ergono insolenti nei giardini pubblici di Via Bruxelles, via Montecarlo, Viale Mediterraneo. La primavera ha fatto esplodere una situazione che va avanti da troppo tempo. Dopo le discariche abusive i cerretini devono sopportare anche l'incuria. La manutenzione delle benedette aree verdi (pubbliche) non sembra davvero interessare nel dimenticato Cerreto, eppure, nel quartiere limitrofo, ad un solo isolato antistante, il Miami (viale Europa altezza case cooperative...), i giardini sono curatissimi, e i bambini di "Miami" si rotolano sull'erba e giocano a palla, manco fossero in canton Ticino e sembrano anche più felici. Ci abiterà qualche "importante autorità", da quei pizzi? Ma torniamo invece al Cerreto, dove risiedono i brutti anatroccoli. "Almeno prima c'era il consorzio e te la potevi prendere con qualcuno che stava lì, e bene o male, ti riceveva e forse ti ascoltava. Ora cosa dovremmo fare noi cittadini? Ci dovremmo incatenare ai giardinetti così ci tagliano l'erba? In comune difficilmente si riesce a parlare con qualcuno, per queste cose di tutti...". Con queste parole alcuni residenti della zona interessata reclamano l'intervento dell'amministrazione. In effetti si esperisce che ultimamente si è un po' trafelati tra piani di cementificazione e rotatorizzazione febbrile. Capiamo il business che ne deriva, ed è chiaro anche come il sex appeal di una rotatoria commissionata a regola d'arte sia più forte della potatura dell'erba di un giardinetto pubblico a tutt'oggi inagibile. Peccato che in questo periodo, in un triste dopo elezioni, L'attenzione degli amministratori sia calata ai minimi termini, come il sipario sul teatrino del Cerreto, sulle sue buche, e su tutto il resto... I cerretini aspettano un regalo: chissà che qualche politico di buon umore non chiami la ditta, un bel mattino, che insieme alle strade rimetta in sesto anche i giardini; o magari che qualcuno dal Palazzo, scrupolosamente, non indossi personalmente tuta gialla, occhialini antischeggia, decespugliatore e guantoni di cuoio, e venga di persona a far strage di sterpaglia, sempre attento a insetti, serpenti, cani randagi e altri animali pericolosi nascosti nella ladispolana selva oscura. V

 

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Ladispoli non ha digerito affatto lo "sgarbetto" dei cugini cerveterani. Si è tenuta l’ultima giornata della 3 giorni riservata alla prima edizione della sagretta del “Carciofo Ceretano”, lanciata dall’associazione “Amici per Cerveteri” e patrocinata dal Comune e dalla Pro loco. Le polemiche però sono vibranti ed è culminato solo ora, dopo i botticini finali, un derby iniziato da giorni: un vero e proprio scontro tra le due città, considerando che tra meno di una settimana si terrà la Sagra del Carciofo, quella vera e consueta, a Ladispoli (per il quarto anno nominata fiera nazionale, ndr). "Ci hanno scippato la tradizione e il nostro simbolo - commenta aspro come il mosto il consigliere del Pdl, Giovanni Ardita - e a farlo è stato proprio quel mondo etrusco che non riesce nemmeno a organizzare una “Sagra dell’Uva” dignitosa per i suoi cittadini. Si dovrebbe provare semmai a promuoverla qui a Ladispoli, per renderla probabilmente più decorosa. Sulla stessa scia il presidente della Pro loco ladispolana. "Non è molto conveniente scendere sul lato della protesta - stuzzica Claudio Nardocci - soprattutto per noi che da 60 anni promuoviamo il “Re carciofo”. Attenderemo allora un altro mezzo secolo per capire se Cerveteri raggiungerà il nostro livello. Tra l’altro, sfogliando il programma sulle locandine, sono stati commessi molti errori grammaticali in riferimento all’ortaggio. Quindi non è che sull’argomento siano poi così ferrati a Cerveteri". Cerveteri raccoglie il guanto di sfida, ma non getta benzina sul fuoco. Rispondendo sull’Uva - replica il vicesindaco e assessore al Turismo di Cerveteri, Alessio Pascucci - così come avvenuto con l’”Estate Caerite”, organizzeremo una Sagra dell’Uva e del vino di alto livello". Esalteremo i prodotti locali" . Sul carciofo ringraziamo invece l’associazione per l’ottima iniziativa che comunque non vuole essere una festa in contrapposizione con quella ladispolana. E' Egregio il lavoro svolto in questi anni dalla nostra Pro loco". Il primo cittadino di Ladispoli invece, Crescenzo Paliotta, per stemperare gli animi, ha inviato una lettera su un giornalino di Cerveteri ritenendo propositiva l’iniziativa dell’associazione etrusca. "Auguri ad Amici per Cerveteri - scrive Paliotta - che sicuramente potranno contare su un consulente speciale di feste del carciofo come il collega sindaco Gino Ciogli". Ad ogni modo, Festa o sagra che sia, viva i carciofi!" I più maligni sostengono che la nota diffusa dal sindaco sia stata velata da una sottile ironia. Sara? BAV BAV

 

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Sigh. Il raccomandatucolo con la terza media sgraffignata lo trovi negli ufficetti al primo piano a leccare il culo e a fare il gradasso coi colleghi. Pazienza? Con il consenso e la protezione di quella stessa classe di "illuminati" dal culo lindo e pinto. Pazienza due volte? Con lo stipendio sicuro più quello sotto banco. Pazienza tre volte? In procinto di voler sistemare anche l’amante...Beh...Pazienza quattro volte sarebbe troppo cari figliuoli, quindi mettete la sveglia. All'ora X. Passiamo al tema del post: Disoccupazione. Contesto: Etruria, “Buco del culo del mondo”, come diceva aspramente quel simpatico e mordace politico ancora interessato all’analisi del proprio piccolo universo. Nella Provincia, ed in particolare a Ladispoli e Cerveteri, il sommerso e la disoccupazione assumono tratti davvero preoccupanti; i sbeffeggiati giovani, i "bamboccioni", faticano penosamente nel trovare allocazione nel mercato del lavoro e dunque della vita. Roma è un miraggio che sfuma spesso dopo la prima esperienza, sovente truffaldina, nella demolizione anche interiore del falso mito della città “opulenta”. Basti pensare che solo 1 giovane laziale (o romanista) su 3, a ben 3 anni dal termine del proprio percorso di studi (spesso laurea quinquennale), riesce a trovare una sistemazione nel mondo del lavoro che sia qualcosa di più di un parcheggio stagionale. Figuriamoci nella litoranea nord: area economicamente semidepressa in cui i dati (se li mettessero a disposizione) sarebbero ancor più esasperanti. Nella nostra sezione annunci il rapporto tra offerte di lavoro e richieste è di 1 a 10. Peggio del trend nazionale (si veda prossimo numero di baraonda cartaceo). E spesso l’offerta è tutta una poesia. Le richieste sono invece, tutte, purtroppo, e disperatamente, vere. Alcuni politici del comprensorio hanno di recente dichiarato, in sintesi, che “decine di persone al giorno vengono da noi col cappello in mano. Possiamo fare poco o nulla. I comuni non hanno risorse”. Non vorremmo che questo fosse l’alibi per non affrontare un problema complesso su cui nessuno sembra aver la facoltà di mettere le mani. Come si evince dalle testimonianze che quotidianamente raccogliamo, il dramma è la mancanza di un’economia urbana di sostegno al sistema occupazionale: le attività sono quasi sempre a conduzione familiare. Molte chiudono dopo il primo anno. Ne aprono altre, oppure le gestioni si susseguono. Come una patata bollente che non può arrestarsi. Una miriade di cartelli “Vendesi gestione”. Due Centri commerciali (vedi Cerenova, vedi Ladispoli) stanno naufragando nell’incuria. Nel territorio è pressoché assente la media impresa. Non c’è grande impresa. Poca formazione, nessuna innovazione, ne ricerca di nuovi modelli. Solo gruppi sparuti di facoltosi imprenditori che fanno le cordate della pagnotta. Encomiabile volontà quella di fare del business, certo; se la classe politica riuscisse a coniugarla anche ad un’idea di crescita, oltre che dei conti in banca di qualcuno, sarebbe senz'altro molto meglio. Regna uno strano concetto superato dell’economia che chiamiamo “delle grandi opere per pochi intimi”. La pianificazione economica dovrebbe precedere quella urbanistica. O almeno procedere di pari passo. O no? Seguirà su carta...V

 

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Di redazione baraondanews (del 03/04/2010 @ 09:02:17, in dblog, linkato 201 volte)

Le leggi sui contributi all’editoria sono piuttosto controverse ed ancor oggi, nel 21nesimo secolo, piovono fondi a dirotto nelle acque marcescenti dell'informazione "appecorata", invece di essere impiegati per i bisogni primari dei cittadini. Quali sono i requisiti? Innanzitutto essere un giornale a pagamento o fingere di esserlo scrivendo vicino al nome della testata un prezzo irrisorio, cosicché, si ha il giustificativo legale per poter attingere ai sovvenzionamenti. Anche se agli occhi della gente può sembrare paradossale il concetto legislativo per cui ad essere aiutati sono i giornali a pagamento! Un retaggio le cui radici affondano in un recente passato quando determinate testate, forse nate da un impulso di libertà e autonomia, si ritrovarono a soccombere all'indifferenza dei lettori e chiesero aiuto a "Mamma Stato"  per poi, di conseguenza, finir con l'esser occupate stabilmente dagli ideologismi di determinati ( dal caso...!?) sponsor politici. Sì, perchè i conoscitori della politica sanno bene che a livello di comunicazione non c'è nulla di più efficace di un Media che fingendosi indipendente, diffonde delle opinioni politiche che di autonomo hanno ben poco e la loro libertà si restringe alla possiblità di parlar male, in tutte le salse, dell'avversario prescelto... non da loro. Ora, per talune persone, lavoratori dipendenti che preferiscono dire in giro di essere liberi professionisti o addirittura imprenditori (col culo degli altri...), rimane talmente naturale prostituire il proprio intelletto alla voce del padrone che finiscon con l’esser vittime di vuoti di memoria paurosi; al punto che nella loro doppia personalità esplodono comportamenti, talvolta asintomatici, che provocano forti frustrazioni e si possono manifestare attraverso delle sfuriate verbose. Forse la loro natura è da attribuire ad un rigurgito del proprio individualismo? Voler dimostrare a se stessi e agli altri di non essere il clone del pensiero di qualcun altro, ma di avere loro stessi dei nemici da combattere e quindi non essere solo dei soldati mercenari, ma degli uomini veri?  Per non parlare dei paesaggi astratti e meschini, basati sulla loro esperienza di vita subdola, che talvolta usano nel tentativo di ricercare tra i lettori proseliti alle battaglie dei loro committenti. Del resto, volendo pensare in bene, bisogna capirli: come fanno questi "segugi della carta sovvenzionata" a pensare che esistano al mondo soggetti che esprimono liberamente il proprio pensiero? Come fanno a credere che sopravvivano, anche  nel giornalismo contemporaneo, uomini e donne che esprimono un'opinione senza un secondo fine?  

Ma veniamo al tecnico. Come si fa ad essere salvati dallo Stato quando  con i soldi del lettore e degli sponsor non riesci neanche ad andare in stampa? Per essere foraggiati dai contributi pubblici bisogna avere almeno un paio di Onorevoli “amici” ed essere una testata a pagamento (Anche pochi centesimi, ma a pagamento!), altrimenti non si ha diritto a nulla e si è costretti a lavorare contro la tirannia del libero mercato. Queste entità riescono a guadagnare dal loro servigio per ben tre volte: dai contribuenti che pagano le tasse, dagli sponsor che pagano la pubblicità e dai lettori che pagano il giornale (poco, ma tutto fa brodo!). Ma che fine farebbe la stampa foraggiata se di punto in bianco dovessero chiudere i rubinetti dei Contribuenti? Dp

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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