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26/03/2015

Bracciano, il sindaco paventa il tris: commissariamento comune, fallimento BA e all''Univ Agraria l'onere della bonifica

Sala: «Molto approssimativa la gestione dei rifiuti da parte della Regione Lazio»

Drammatico il momento per la cittadina lacustre. Drammatico il momento anche per chi vive attorno alla discarica di Cupinoro. Siamo arrivati agli ultimi rantoli, che chi rappresenta le istituzioni locali emette ormai esclusivamente attraverso comunicati stampa che dicono molto più di quanto vorrebbero. E così, dal comune di Bracciano, esce un documento agghiacciante che ha il tono di una resa incondizionata. I progetti di futuro industriale, di espansione e imprenditoria legata all'immondizia, di polo avanzato basato sul trattamento virtuoso dei rifiuti, infine crollano inesorabilmente davanti alla realtà. Nella seduta di Consiglio Comunale del 20 marzo si sono in sostanza prese le misure al morituro: si è annunciato l'ultimo intervento da parte del Comune sulla bomba ecologica che è Cupinoro, quello cui è stato dato il via libera attraverso l'ordinanza del 23: svuotamento delle vasche del percolato. Dopodichè, recita il comunicato, l'atto successivo sarà il 16 aprile con una conferenza dei servizi istruttoria in Regione, presso la Direzione Rifiuti, per decidere chi si dovrà far carico del "capping definitivo" della discarica, contestualmente all'emissione del "decreto definitivo di chiusura" dell'intero invaso di Cupinoro, compreso quello gestito dal privato SEL fino al 2004. Addio sogni di gloria. Addio affari fatti al profumo di immondizia. E prima che il sipario si chiuda, il 22 aprile a Civitavecchia si terrà l'udienza per il fallimento della Bracciano Ambiente Spa. «Non trattandosi di cosiddetti “siti contaminati” la normativa prevede che - ha detto il sindaco - l’eventuale bonifica sia in carico in primo luogo al proprietario dell’area (Università Agraria), quindi al Comune, che non può certamente intervenire sull’invaso già gestito dal privato, e quindi alla Regione Lazio». L'Università Agraria (UA), e quindi manco a dirlo la collettività, pare rimarrà con il cerino in mano. Nei documenti con cui i terreni di Cupinoro venivano affidati alla BA si leggeva che l'UA avrebbe riavuto indietro quei terreni come nella loro condizione originale. Fantascienza, certo, ma la realtà ha veramente superato ogni possibile immaginazione. Fallisce una società al 100% pubblica, il Comune rischia il commissariamento, e i cittadini potrebbero trovarsi a dover pagare, di tasca propria, la bonifica della bomba ecologica che questa amministrazione e l'attuale amministratore della BA intendevano perfino più che duplicare! Sembra di sognare quando si arriva a leggere «La vicenda dimostra come la gestione dei rifiuti nella Regione Lazio, nel tempo, è stata molto approssimativa sotto vari punti di vista». Per carità, niente di più vero. Ma se nel grande la Regione ha peccato di approssimazione (e si deve essere generosi per pensare che questo epilogo sia solo il frutto di errori, dal momento che non a questi errori ci si sarebbe fermati se i cittadini non avessero alzato la testa impedendo la nascita di un'industria dei veleni su fondamenta di carta come oggi si sono rivelate essere), nel locale, con il dissanguamento delle casse comunali della BA e il pericolo che il conto lo paghi l'UA, chi ha sbagliato? «Le autorizzazioni al privato [SEL, n.d.r.] di gestire la discarica di Cupinoro sono state molteplici, da parte del Prefetto, dei vari commissari succedutisi, della Regione Lazio che per “emergenza” hanno ampliato le cubature di conferimento, senza peraltro interessarsi della parte più delicata del problema, che è quello post gestionale» prosegue Sala, dimenticandosi che lo stesso atteggiamento cieco la Regione l'ha avuto in tempi più recenti proprio nei confronti di Comune e BA, che avrebbero ricevuto le stesse benevolenti attenzioni da Zingaretti se il grande inganno non si fosse riuscito a fermare. 

Oggi la situazione ha dei risvolti drammatici e nessuno può cantar vittoria, ma se si fosse proseguito così come i sogni da polo industriale dicevano, tra qualche anno il danno sarebbe stato infinitamente peggiore.

di Maurizio Archilei 

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