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15/02/2015

Il caso scoppia il 22 gennaio, quando un gruppo di Animalisti Italiani Onlus, accompagnati da due parlamentari dei 5stelle, si sono presentati davanti ai cancelli del centro ricerche Enea Casaccia chiedendo di poter verificare direttamente le condizioni in cui versavano circa 120 esemplari di macaco destinati alla sperimentazione. La risposta, naturalmente, fu negativa sotto ogni profilo: negato l’accesso al centro di ricerche; smentito il numero di esemplari, di cui la responsabile dello stabulario primati, Gemma Perretta, ha dichiarato di possederne 65; assolto l’ente ENEA, dal momento che tali esemplari venivano trattenuti in una parte della struttura affidata al CNR. Tra le dichiarazioni in un primo momento passate sotto tono, però, ve ne sono alcune che hanno aperto nuovi interrogativi a cui, ieri, in un’interrogazione parlamentare, l’ex Ministro dell’Ambiente Michela Brambilla ha chiesto venisse data risposta per voce dei Ministri della Salute e della Ricerca. Sotto i riflettori, una questione puramente legale, connessa ad una parte dell’emendamento promosso proprio dall’ex ministro ai tempi in cui faceva parte del governo (noto proprio come “emendamento Brambilla”). L’articolo 10 comma 5 del Decreto Legislativo del 4 marzo 2014, numero 26, infatti, così recita: “è vietato l’allevamento di cani, gatti e primati non umani per le finalità di cui al presente decreto”, ossia ai fini della sperimentazione scientifica. In sostanza: allevare primati di ogni genere, compresi i macachi, sarebbe contro la legge. tralasciamo le infinite lacune dell’emendamento in questione, e teniamoci su un piano diverso da quello proprio del confronto tra animalisti e sostenitori della ricerca scientifica, su cui molto ci sarebbe senz’altro da dire, e puntiamo invece al dato concreto: 65 macachi sono attualmente tenuti all’interno del centro ricerche per cosa? Nemmeno un mese fa, in occasione del blitz degli animalisti di cui si diceva prima, la Perretta dichiarò che l’ultimo progetto autorizzato dal Ministero della Salute si era concluso a marzo del 2013. Perché, allora, 65 macachi sono ancora lì dentro, e non sono stati affidati ad un’altra struttura che non pratichi ricerche sui primati? Insomma….si tratta di allevamento di primati a scopi scientifici e si sta quindi andando contro la legge? Un dubbio analogo interessa al momento l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, cui alcuni macachi sarebbero arrivati proprio dalla Casaccia.

Nel frattempo della questione si è interessata anche una nota trasmissione di infotainment televisivo, la quale ha suscitato una risposta da parte dell’associazione Pro-Test, a sostegno del team di ricerca impegnato nei locali del CNR all’interno della struttura della Casaccia. Si tratta del gruppo che fa capo al professor Roberto Caminiti, Professore ordinario di Fisiologia umana all’Università La Sapienza di Roma. Il video, datato 23 dicembre 2014 e con un titolo decisamente esplicito (“In risposta a Striscia la Notizia e alla LAV: i primati nella ricerca scientifica #StoppaVergognati”), descrive una situazione apparentemente diversa da quella narrata dalla responsabile dello stabulario CNR: in sostanza si afferma che i macachi siano tutt’oggi utilizzati in esperimenti scientifici. Qualcosa, è evidente, non torna. Due i casi possibili: attualmente non ci sono esperiementi in corso, come sostenuto dalla responsabile dello stabulario, e allora è possibile che ci si trovi difronte ad un allevamento illegale di primati; oppure ci sono degli esperimenti in corso, ma in tal caso si dovrebbe comunque chiarire la presenza dei primati, soprattutto dal momento che tali esperimenti, a detta sempre della dottoressa Perretta, non rientrerebbero tra quelli autorizzati dal Ministero della Salute e terminati nel 2013.

 

 

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