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31/10/2018

Paolo De Vito, biologo ricercatore presso l’Università di TOR Vergata, ha cominciato un ciclo di incontri per far conoscere meglio quello che pare, nei prossimi anni, potrebbe annunciarsi come un’epidemia di livello mondiale: l’alzheimer , in particolare il legame tra diabete e Alzheimer. <<Ciò   sembra trovare sempre più conferme>> afferma De Vito,<< tanto che alcuni ricercatori hanno ribattezzato l'Alzheimer una forma di «diabete di tipo 3» che colpisce il cervello.>> Tanti i partecipanti alla conferenza, l’interesse attorno a queste tematiche è crescente.>> Diversi studi pongono in stretta relazione il declino cognitivo   al diabete di tipo 2 e negli ultimi dieci anni ricerche hanno mostrato che i diabetici corrono un rischio doppio di ammalarsi di Alzheimer rispetto a persone sane dello stesso sesso ed età. La ragione non è nota, ma l'ipotesi proposta   chiama in causa i depositi tossici della proteina beta amiloide, che si accumula   nel cervello dei pazienti affetti da Alzheimer. Chi soffre di diabete di tipo 2 mostra spesso   anche una condizione detta insulino-resistenza che rende incapaci di utilizzare in modo efficace l'insulina, l'ormone che regola il metabolismo degli zuccheri. Per compensare questa carenza di attività il pancreas produce un surplus di insulina che può raggiungere livelli molto alti nel sangue, causando un'infiammazione dannosa per il cervello che faciliterebbe l'accumulo della   proteina beta amiloide. Considerato l'aumento dei casi di diabete, la prospettiva sarebbe tutt'altro che rosea; il declino cognitivo andrebbe poi ad aggiungersi alla pletora di condizioni collegate al diabete come i disturbi cardiaci, l'ictus, lo scompenso renale, la cecità e il piede diabetico.>> L’invito alla prevenzione, allo stile di vita sano, al movimento, concludono le sempre interessanti conferenze di De Vito, che per la prossima volta proporrà, il 21 novembre, presso l’associazione RiMe via Alessandro Cialdi 20 Civitavecchia, la relazione tra Intestino e neurodegenerazione. <<Esistono numerose malattie determinate dall’invecchiamento della popolazione e quelle neurologiche sono purtroppo tra le più gravi>> conclude De Vito. <<  Il nostro cervello non è “programmato” per funzionare bene per più di 50 o 60 anni, per cui è già una fortuna che la maggioranza degli anziani non abbiano problemi neurologici. Le più frequenti condizioni patologiche legate all’invecchiamento,   sono le malattie di Alzheimer (ne soffrono circa l’8% delle persone nella fascia 65-85 anni e il 20% degli over 80) e di Parkinson (3/4% degli over 65), determinate dalla deposizione cerebrale di differenti proteine patologiche. Purtroppo però si possono osservare forme “giovanili” di entrambe le malattie anche in soggetti di 40-60 anni, da qui la fondamentale adesione alla prevenzione che dovrebbe accompagnare sempre la nostra vita.>>

Demetrio Logiudice

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