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Ladispoli, assessore rinviato a giudizio si dimette tra veleni e solidarietà

13/03/2018

Il gip Paola Petti aveva accordato la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal Procuratore Alessandra D'Amore, in Civitavecchia, il 7 marzo, che aveva chiesto l'emissione del decreto nei confronti dell'assessore del comune di Ladispoli, Francesco Prato, di Fratelli D'Italia.

Come pubblicato dalla stampa nazionale, a seguito delle risultanze delle carte a disposizione dei Pm, l’assessore dovrà difendersi da pesanti accuse: violenza e lesioni personali. Accuse smentite sui social da Prato ed i suoi legali, che attendono fiduciosi il giudizio.

Alla base delle accuse e della richiesta della Procura, una denuncia dell’ex moglie di Prato, che si sarebbe recata dai carabinieri nel novembre del 2016 per fornire la sua versione.

La donna avrebbe denunciato anche di essere finita in ospedale dopo essere stata investita con l'auto, e di aver riportato lesioni refertate con una prognosi di diverse settimane. Alla guida dell'auto, sempre la moglie, ha denunciato esserci il marito.

Sarà la magistratura a chiarire la natura dei fatti. L'udienza è fissata a Maggio.

Quello che stupisce, sul caso Prato, più che l'aspetto giudiziario che si inserisce in un quadro di vita personale divenuto pubblico dato il ruolo istituzionale ricoperto, è l'accoramento della politica sempre attenta a dibattere con grande propensione di temi scottanti.

Il PD Ladispoli interveniva duramente a margine della notizia gridando al "danno d’immagine alla nostra città" e alle dimissioni "per motivi di correttezza istituzionale con l'intervento del sindaco qualora l'assessore non se ne fosse andato.

Dopo pochi giorni arrivano le dimissioni di Prato, non sappiamo se spontaneamente, o dopo una serrata discussione in seno alla maggioranza. 
Dimissioni comunicate nel corso dell'assise comunale.

A tacciare il Partito democratico di "becero giustizialismo" il gruppo consiliare Cuori Ladispolani e Lega, che hanno espresso solidarietà all’assessore, che pur non essendo obbligato legalmente a farlo, ha rinunciato al proprio incarico.
Le contro accuse al PD da parte della maggioranza non sono lusinghiere, e descriverebbero un quadro di sciacallaggio politico in rapporto ad una delicata vicenda personale e giudiziaria: "si riempiono la bocca di garantismo nei confronti dei propri amici di partito", dice il capogruppo di 'Cuori' Filippo Moretti, "si comportano invece da giustizialisti nei confronti degli avversari politici".

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