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Ladispoli, Torre Flavia. Dalle origini ai giorni nostri

13/02/2018

Riceviamo e pubblichiamo:

Realizzata in un tratto dell’antico litorale ceretano frequentato fin dalla preistoria e in epoca etrusca e romana; durante quest’ultima, esattamente nello stesso

La sua nascita risale alla seconda metà del XVI secolo, nell'ambito del vasto piano di riorganizzazione della difesa costiera dello Stato Pontificio, voluta dai Papi Pio IV e Pio V per assicurare alla Chiesa il puntuale controllo delle proprie spiagge.

L’edificazione è molto probabile che sia stata avviata durante il pontificato di Papa Pio IV come opera delegata alla cura del nobile Flavio Orsini, dal quale prende il nome, divenuto Cardinale dallo stesso Pontefice.

Essa è utilizzata come elemento di difesa almeno fino agli inizi del XIX secolo, momento in cui, prima sporadicamente e poi in modo sistematico, le torri di guardia c

punto, viene costruita una grande “villa maritima”, resti della quale risultavano ancora ben visibili sulla battigia già in fase di erosione marina nei primi decenni del Novecento.ostiere furono attivate anche per l’effettuazione di servizi speciali come ad esempio la vigilanza sanitaria.

Nel 1846 da una relazione redatta della Sottodirezione del Genio Militare di Civitavecchia risulta essere presente al suo interno il deputato di Sanità a presidio e controllo del territorio.

Mute testimoni del tramonto dello Stato Pontificio, dopo l’Unità d’Italia le torri meglio conservate vengono utilizzate per alcuni anni come postazioni per la Guardia di Finanza, in seguito molte vanno in abbandono e trasformate in abitazioni, o improvvisati rifugi per pastori e pescatori.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943 in pieno periodo di occupazione militare tedesca dell’Italia centro-settentrionale, la torre è fatta oggetto di cannoneggiamento dalle artiglierie dell’esercito germanico che sparando dalle colline di Cerveteri ne demoliscono i due piani superiori.

La distruzione viene decisa nell'ambito delle operazioni di bonifica delle emergenze presenti sulla costa potenzialmente utilizzabili dai ricognitori alleati come punti di riferimento per la preparazione di un eventuale temuto sbarco tra Ladispoli e Santa Marinella. La mole della torre, inoltre, poteva costituire una piccola ma significativa schermatura alla totale visibilità della spiaggia necessaria per le batterie di cannoni poste nell'entroterra. Tra gli anni Cinquanta e Settanta l’ingresso del mare si accentua, scava e sommerge un ampio tratto di arenile lasciando per lungo tempo i resti della torre isolati in mezzo al mare, alla distanza di circa 80 metri dalla riva. La violenza delle mareggiate determina l’ulteriore crollo di molte parti della struttura, il cedimento delle fondazioni con la conseguente pericolosa apertura ed inclinazione delle pareti. Solo nella seconda metà degli anni Settanta sono state messe in opera le prime barriere di protezione e poi ai giorni nostri il rudere di Torre Flavia è stato nuovamente collegato alla terraferma tramite la costruzione di un cordone artificiale di scogli e sabbia e la creazione di una massicciata di grandi blocchi di pietra gettata a baluardo, intorno alle murature, sui lati rivolti al mare. Per il futuro, sono in programmazione, con finanziamenti stanziati della Regione Lazio, ulteriori interventi tesi alla salvaguardia del sito e al restauro della struttura nei suoi resti.

Marco Di Marzio

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