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Prevenzione perché e come

08/12/2017

Sempre con maggiore attenzione si sente parlare di “screening”, con la convinzione, a torto o a ragione, che siano momenti sanitari di grande importanza perché idonei a far fare diagnosi precoci di brutte ed evolutive malattie. Tale convinzione è sicuramente vera, ma non bisogna pensare che siano soltanto questi interventi a farci fare una seria prevenzione.

Considerando che quelle comunemente definite come “malattie non trasmissibili”, cioè diabete, asma e malattie respiratorie, tumori, malattie cardiocircolatorie, siano ormai stabilmente le principali cause di morte e disabilità nella popolazione mondiale e nella popolazione dei Paesi ricchi in particolare, bisogna valutare quali strategie di intervento siano realmente più efficaci contro queste malattie.

Sicuramente gli screening rappresentano un momento importantissimo di quella che viene definita  “prevenzione”, ma interessano soltanto, se vogliamo considerare quelli ad oggi realmente efficaci, il capitolo dei tumori, quello della mammella e dell’utero per le donne, quello del colon per entrambi i generi.

Vanno proposti a popolazioni a rischio, cioè maggiormente suscettibili di andare incontro alla malattia, prevedono una periodicità definita, quindi devono essere ripetuti secondo tempistiche basate sulla epidemiologia della malattia da individuare, devono coinvolgere il massimo della popolazione possibile per offrire un buon rapporto tra convenienza di vite salvate e risorse economiche collettive dedicate.

Rientrano, gli screening, tra le misure di prevenzione secondaria, cioè tra gli interventi rivolti soltanto a gruppi di popolazione, quelle a rischio, e per genere e per età.

Diversi e molto più convenienti in termini di risultati attesi e di economicità generale, quegli interventi di prevenzione detta “primaria” e rivolti alle abitudini quotidiane di ognuno di noi, a quelli comunemente noti come “stili di vita”. Il fumo di tabacco, la dieta, l’attività  fisica, l’abuso di alcool, condizionano pesantemente fattori quali ipertensione arteriosa, obesità, glicemia, colesterolo,  in grado di influenzare l’insorgenza, e sicuramente la più o meno rapida e devastante progressione, proprio di quelle malattie precedentemente citate e ampiamente causa di mortalità e morbilità nella nostra popolazione: diabete mellito, infarto e ictus, malattie del fegato, bronchiti e asma, tumori.

Un interessante studio pubblicato alcuni mesi fa (Elaborazione Nebo Ricerche PA su dati Istat 2014; pubblicato su www.mortalitaevitabile.it il 31 gennaio 2017), stima le morti evitabili, oltre alle giornate di vita sottratte alla vita media della popolazione italiana considerando fattori quali quelli elencati tra gli stili di vita (i giorni perduti pro capite per mortalità evitabile). Ebbene nella nostra Regione Lazio per gli uomini in media sono più di 20, a fronte di 11 per le donne, dato ben più alto di quello relativo alle possibili giornate di vita guadagnate per trattamenti sanitari efficaci: circa 13 per gli uomini e circa 10 per le donne.

Si dimostra, in sostanza, quanto semplici comportamenti quotidiani, quali quello di non fumare, di porre attenzione ad una dieta sana, mantenere il proprio peso nei limiti, fare attività fisica, curare l’igiene personale e ambientale, possano allungare gli anni di vita di ognuno, ma, anche, aggiungere qualità di vita agli anni guadagnati.

 

a cura del dottor Giuseppe Donato

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