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Ladispoli, niente gite per bambini disabili? Tagli e discriminazione, insorge Riccardo Agresti

05/12/2017

Un caso sollevato direttamente dal preside della Corrado Melone, Riccardo Agresti. In questo scambio di mail tra la mamma di un alunno e il dirigente scolatico. “Egregio dirigente Riccardo Agresti Sono la madre di un alunno disabile carrozzato. Le scrivo per condividere con Lei l'angoscia che mi sta divorando da qualche giorno. Tutto è cominciato giovedì mattina quando l'insegnante di mio figlio mi ha informata delle novità che riguardano la presenza dell'AEC durante le visite guidate. Nello specifico mi è stato riferito che, da quest'anno scolastico, le ore di servizio effettuate dall'AEC durante le uscite didattiche devono essere recuperate successivamente durante la regolare attività didattica quotidiana. Visto che, la classe andrà in gita dalle ore 8:00 alle 16:00 ed è necessaria la presenza dell'AEC per permettere al bambino di ricevere un adeguata assistenza igienica, sarà necessario un recupero di ben 7 ore (da orario scolastico il XX è già presente l'AEC dalle 12:00 alle 13:00).

Ci tengo a sottolineare che, data la gravità del caso, a mio figlio è stata assegnata un insegnante di sostegno per 22 ore settimanali più 4 ore di AEC, insomma il bambino ha una copertura totale: è sempre affiancato da un adulto oltre all'insegnante di classe. Sconcertata da quanto mi era stato riferito il giorno seguente mi sono recata al Comune di Ladispoli per chiedere maggiori informazioni in quanto non riuscivo a comprendere il motivo per il quale mio figlio non avrebbe dovuto ricevere ciò che gli spetta per diritto avendo una certificazione invalidità sin dalla nascita riconosciuta della legge 104 art.3 comma 3 e l'accompagno.

Sono stata ricevuta dal signore responsabile dell'AEC, il quale mi ha spiegato l'impossibilità di concedere ore in più di assistenza da utilizzare durante le gite per mancanza di fondi. Nell'udire quelle parole, che negavano assistenza ad un bambino che vive quotidianamente enormi difficoltà, non può immaginare il senso di sconforto che ho provato. Mi sono fatta forza e ho prontamente ricordato al dottore le condizioni fisiche e di salute di mio figlio e la necessità di un'adeguata assistenza per soddisfare i suoi bisogni primari ma la risposta ricevuta era sempre la stessa: mancanza fondi. Inoltre mi è stato riferito che la situazione da gennaio 2018 potrebbe peggiorare in quanto potrebbero esserci ulteriori tagli dovuti sempre per lo stesso motivo.

Essendo abbastanza turbata e addolorata mi è venuto spontaneo chiedere l'organizzazione prevista riguardo il campo scuola di due giorni organizzato per la classe negli ultimi giorni di maggio, la risposta è che se non ci saranno soldi per assicurare il servizio, il bambino non potrà andare al campo scuola! Mi è caduto il mondo addosso! Sono rimasta senza parole, il signore invece ha aggiunto che la scuola, conoscendo tali difficoltà, non dovrebbe proprio organizzare uscite didattiche! Lei non può immaginare cosa prova una madre quando si scontra con una realtà cosi dura e ingiusta. Mi chiedo, se possibile, che chi debba offrire assistenza e sollievo possa negarlo cosi?! Perché a mio figlio dovrebbe essere negata la gioia di una giornata di formazione e inclusione con i suoi compagni? Come se non fossero già troppe le cose che la vita gli ha negate e ancora gli negherà!

 

Certa di un suo supporto, Le porgo distinti saluti"

La replica di Agresti: "Gentilissima Signora, lo sconforto è anche nostro e quanto mi racconta è semplicemente assurdo!

Sorvolo sulle affermazioni relative alla mancanza di fondi: si tratta di scelte politiche conseguenti al fatto che si eleggano persone che promettono il taglio delle tasse (e poi mantengono le promesse), ma non spiegano che questo significa conseguente taglio dei servizi da parte dello Stato, soprattutto nei confronti di chi è più indifeso. D’altro canto fra l’ignoranza e la mancanza di solidarietà che dilaga, queste sono solo minime conseguenze che possiamo attenderci.

Ciò che più mi stupisce è però la frase che ha riportata: “che la scuola, conoscendo tali difficoltà, non dovrebbe proprio organizzare uscite didattiche!”. Sono infatti convinto che Lei abbia compreso male, in quanto queste affermazioni sono tipiche di persona senza alcuna cultura e senza alcuna empatia per il prossimo e non possono provenire da chi si dovrebbe porre dalla parte di chi ha difficoltà, come nel caso di Suo figlio. Conosco bene il dottore e quindi non posso credere che abbia detto frasi che lo squalificherebbero al livello di opinionista da bar sport. Una affermazione del genere non può essere del dottore perché in questo modo ragionano solo le persone che non sanno affrontare il proprio lavoro, che non si immedesimano nelle problematiche che dovrebbe risolvere, che percepiscono il proprio stipendio senza alcun impegno reale (alla stregua dei furbetti del cartellino), che restano al proprio posto solo perché protetti da amici degli amici, insomma persone che non dovrebbero occupare posti di rilievo nella società civile. Questo non è il caso del Dottore, che ritengo invece persona capace e pronta a risolvere il problema di Suo figlio senza scaricare la propria difficoltà a risolvere il problema sulla Scuola perché percepisce uno stipendio proprio per aiutare i diversamente abili e non eliminare i suoi diritti.

Naturalmente confermo che la Scuola ha a cuore l’integrazione e la crescita culturale di tutti i minori affidatici (che siano normodotati o abbiano difficoltà di qualsiasi tipo), per noi il progetto T4 rimane una aberrazione da bestie e se i docenti della classe di Suo figlio ritengono importante programmare delle attività didattiche, come sono le uscite sul territorio o con pernottamento, non si fermeranno e Suo figlio dovrà partecipare.

Non sarebbe la prima volta, con questa Amministrazione, che ci rimbocchiamo le maniche per assicurare la didattica a chi crede nella nostra offerta formativa. Ad esempio, sebbene qualcuno del Comune abbia riferito una frase simile per una ragazza carrozzata, per la quale non è stato possibile avere un servizio trasporto per disabili che possa riportarla a casa all’uscita da Scuola, i docenti della Melone, a turno, la caricano ogni giorno nella propria auto e la riportano a casa sua al termine delle lezioni. In questo caso la frase infelice è stata pronunciata da un deficiente che dovrebbe essere sulla sedia a rotelle al posto della ragazzina e purtroppo, sebbene l’assessore competente abbia affermato davanti a testimoni che avrebbe fatto il possibile per aiutare la ragazzina, siamo ormai a dicembre e le sue promesse, al momento, si sono rivelate essere solo fumo.

 

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