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Ladispoli, presunte molestie a scuola. Sul termine 'toccatine' e sulle indagini in corso Il preside Agresti precisa

12/10/2017

In merito al caso della Ladispoli1, e nello specifico relativamente alle indagini in corso su presunte molestie, il preside Riccardo Agresti chiarisce nel dettaglio ed entra nel merito delle dichiarazioni rese, così precisando il senso della terminologia utilizzata in riferimento alle "toccatine":

"A seguito della segnalazione a questa direzione (in quanto allora reggente della “Ladispoli 1”) da parte di alcune mamme, ho immediatamente trasmesso tutti i documenti ricevuti ai carabinieri per le opportune indagini, poiché personalmente (come padre di una ragazza) e come Scuola (come dirigente scolastico) - spiega Agresti - sono molto sensibile ai temi della sicurezza dei ragazzi in generale ed ancor più del rispetto dovuto alle ragazze. Questo sebbene avessi delle perplessità su quanto riferitomi. Inoltre, dopo la mia denuncia e i miei controlli sporadici, non mi è stato segnalato alcun altro avvenimento entro la Scuola.

Ovviamente non so se siano state installate telecamere nascoste o meno e, se è stato fatto, non ne sono mai stato messo a conoscenza. Poiché ho la massima fiducia nella giustizia, credo che se il giudice ha ritenuto opportuno procedere, avrà avuto i suoi buoni motivi.

Occorre precisare che se la chat (di cui ho avuto modo di vedere degli screen shot) non evidenziava nulla di preoccupante (si trattava di inviti amichevoli a studiare l’inglese che usavano le emoticons cui i giovano sono abituati), le “toccatine”, se ci sono state, sono un fatto gravissimo ed intollerabile, soprattutto perché il docente è un pubblico ufficiale e le alunne coinvolte sono delle minori in stato di subordinazione. Naturalmente i titoli di certi quotidiani, forse per attirare l’attenzione, enfatizzano. Infatti, quando si parlava di “toccatine”, non si voleva assolutamente minimizzare, bensì spiegare il tipo di molestia denunciato. Chi conosce la linea della Scuola che dirigo sa che non siamo assolutamente tolleranti né con gli studenti né, tantomeno, con i docenti. Il mio parere, dopo avere conosciuto un po’ meglio il docente ed avere assistito a parti di qualche sua lezione, è che abbiamo a che fare con un ingenuo e che le “toccatine” (che per la Legge italiana giustamente sono equiparate a violenza sessuale) possono essere state stati semplici sfioramenti durante le lezioni in aula, dove spesso gli spazi stretti ed il disordine provocano certe situazioni che nulla hanno a che vedere con la morbosità di un depravato. Ovviamente questo è solo il mio modesto parere, che rimane senza alcuna importanza, tanto è vero che ho provveduto subito a denunciare i fatti ai Carabinieri. Sarà il giudice che, valutati i fatti, assolverà il malcapitato o punirà la sopraffazione che, come padre e come dirigente, aborrisco nel modo più assoluto. Tuttavia io non sono aduso a condannare alcuno prima del giudizio del tribunale, perché è troppo facile creare il “mostro” da sbattere in prima pagina e marchiarlo per sempre. Il brutto è che se il professore sarà assolto, nessun quotidiano ne parlerà! Ovviamente il giudice ha fatto benissimo a sospendere il docente, anche per sua stessa protezione.

Sottolineo che, quello che nessun giornale ha scritto è che quando le mamme vennero lo scorso anno in direzione a lamentare i gravi fatti, mi aggiunsero anche che, a loro detta, il docente non era nuovo a cose del genere, ma nessun dirigente si era mai prima preso la briga di ascoltarle ed agire. Personalmente non sono un ”castigamatti”, ma come dirigente scolastico che ama gli alunni e pretende il rispetto per tutti, per le donne in primis, non ho sottovalutato nulla di quanto riferitomi e, non avendo timore di attirarmi “rogne”, non ho esitato un attimo a recarmi in caserma dove sono stato ascoltato e dove hanno proseguito le indagini con professionalità.

Ora la parola resta al giudice, che sono certo farà chiarezza sui fatti. Da parte mia non prenderò mai sottogamba alcuna denuncia di sopraffazione o di bullismo, tanto è vero che ormai sono di casa dai Carabinieri.

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