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07/04/2017

Il  Cerreto? Un tempo era solo campagna romana, terra di pastori e cacciatori. Si’ quella campagna romana, immortalata da pittori illustri, ricca di greggi di pecore, rovine antiche, acquedotti, paludi, mandrie di bovini.  E Ladispoli? Anche ai confini del mare, dietro quel grumo di baracche e prime case in muratura strette tra fosso Vaccina e Sanguinara……..anche li’ si estendeva  la campagna romana. Qui si ascoltavano nel 1940 i belati delle greggi di Olivio Olivieri, il ricco pastore di Martini Marescotti  Ruspoli.  L’Olivieri lasciava  gli “stazzi” di Ussita e Filettino per ritornare a Ladispoli in settembre proprio quando partivano, per ritornare in Campania, i pescatori “pozzolani”, una volta terminata la stagione ittica. Il “tremolar della marina”, avvistato dal primo pastore che proveniva dai lontani monti reatini o sibillini era quello del tirreno non certo dell’adriatico “selvaggio” dei pastori di D’Annunzio. Ditemi poi come la lana degli ovini poteva confondersi con la nostra nera sabbia ferrosa!! Nel tormentato Cerreto,  negli anni 80’,  c’erano le greggi del siculo Antonino Buccellato.  E’ stato lui l’ultimo pastore del Cerreto. Suoi colleghi erano Marro Mari, che aveva il gregge ai Monteroni, e Ferdinando Pazzaglia nelle “piane” di Torre Flavia.  Li ho conosciuti e curati tutti e tre questi  infaticabili allevatori di ovini. Sono tutti deceduti in  tarda età con negli occhi gli spazi sconfinati della campagna romana di un tempo, il giallo della lana delle greggi ed il branco dei pastori maremmani. Qui da noi poi, in riva al mare, i loro spazi si sono ristretti nel “cemento imperante”.  I loro cuori “nomadi” hanno cessato di vagabondare e…….di battere.  Nel Cerreto che ricordo io alla metà degli anni 80’ conobbi Angelo Petrozzi, un pittore, un’artista vero che…….viveva da artista. Lui detestava la società dei consumi, quello “pseudo-progresso” che allarga sempre più la forbice tra ricchi e poveri.  Petrozzi si appartava nell’anonimato di “via degli artisti” (allora si chiamava cosi’ ) con accanto quella gente di confine con la quale spartiva la clandestinità che si respirava al Cerreto.  “Ascoltava quei silenzi interrotti dal rumore della sega elettrica, osservava l’affaccendarsi degli uomini nell’orticello e delle donne nei gallinari……”.Più passavano gli anni e più Petrozzi  non dipingeva le tormente marine,  le romantiche spiagge deserte……il Cerreto lo aveva conquistato. Era quel modo di vita ad affascinarlo; erano i cimiteri di auto, le strade polverose d’estate e fangose d’inverno, le case tutte cosi’ diverse, improvvisate, grandi e piccole, senza soluzioni di continuo……ma tutte  “senza corrente”. Erano però tutti felici.  Dal suo Cerreto vedeva in lontananza, nella direzione del mare, le sagome dei tanti grattacieli della piccola metropoli, ma  a lui sembravano tanto lontani né provava alcun interesse per quel tipo di vita che là si svolgeva.  Lui si ricordava  un altro paese quello di quando Ladispoli arrivava fino a via Odescalchi, poi c’erano  solo piante spinose, dai colori intensi interrotti dall’osteria di “Candeloro” (poi Marù all’Incannucciata ed ora ristorante cinese Felice in via Napoli dopo la tabaccheria) e dalla stazione ferroviaria. Torre Flavia, che allora era sulla terraferma di almeno trenta metri, tra i molteplici usi a cui venne adibita, fu trasformata anche in ovile. E torniamo ai pastori, uomini veri. “Isciacquio, calpestio, dolci romori. Ah perché non sono ancora io con i miei pastori?”  (Settembre-G. D’Annunzio). Con la scomparsa di Antonino Buccellato e Angelo Petrozzi il Cerreto non è più lo stesso. Certo ora si vive meglio in quelle strade che portano i nomi di tutte le capitali europee. Che si sia più felici e sicuri di allora ho molti dubbi.  Ognuno vi si rintana conservando un limitato numero di amici o parenti stretti.  Ora in via Bruxelles, ove ho dei familiari stretti, ci abita un ex importante agricoltore del Boietto.   Lui però pur avendo una bella casa ha ancora la nostalgia della sua campagna, terra agricola……di uva, di ortaggi, di alberi da frutta, di cavalli e animali domestici.  C’era una volta il Cerreto………

A cura del Dottor Aldo Ercoli

 

 

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