La redazione            Prodotti Stampa             Prodotti Web               LOGIN                                                                          Per la tua pubblicità            Privacy policy    
21/04/2016

Riceviamo e pubblichiamo: Qualche giorno fa alcune classi dell’Istituto Comprensivo “Corrado Melone” si sono recate nell’Aula Consiliare del Comune di Ladispoli per partecipare ad un incontro tenuto da uno psicologo, il dottor Giulio Ligozzi, giudice onorario del Tribunale dei minorenni di Roma, che ha esposto il tema della legalità e della propria esperienza presso il tribunale.

L’esperto, per introdurre l’argomento, prima ha accennato al suo lavoro, spiegando che è uno psicologo, ma è anche giudice al tribunale dei minori. Infatti non tutti i giudici provengono dalla facoltà universitaria di giurisprudenza. Poi si è soffermato sulle regole che ciascuno di noi deve seguire se vuole vivere in una comunità civile. Ligozzi ci ha spiegato che il tribunale dei minori si occupa di stabilire anche se i genitori, in particolari casi, siano realmente idonei a educare i figli. Si possono distinguere i maltrattamenti dovuti a mancata cura del minore, come ad esempio, una mancata cura materiale (quando non si forniscono elementi primari come il cibo e i vestiti), morale (quando il minore frequenta delle compagnie non adatte) e educativo (quando il minore non frequenta la scuola). In queste situazioni, si verifica se i genitori abbiano le caratteristiche morali per avere la responsabilità genitoriale. In caso negativo, viene loro tolta la responsabilità del minore, cioè gli si tolgono i figli. Nel corso del tempo, la responsabilità sui minori ha avuto diverse forme. All'inizio si chiamava “patria potestà”, ovvero potere del padre; poi diventato “potere genitoriale” di entrambi i genitori, ora è diventato “responsabilità genitoriale”.

Il dottor Ligozzi ci ha poi chiesto di alzare la mano se, secondo noi, ci sono delle leggi non giuste. Nella sala tutti i ragazzi presenti hanno alzato la mano. Allora il giudice ha voluto ascoltare perché secondo noi le Leggi sono ingiuste e conoscere qualcuna di queste leggi da cambiare o cancellare, perciò ha chiamato al microfono alcuni di noi per spiegare meglio quanto pensavamo.

Il motivo per cui tutti hanno detto che le Leggi (o le regole dei genitori) sono sbagliate è perché tutti noi vorremmo essere liberi di fare ciò che vogliamo. Nello specifico una ragazza ha fatto notare che, per esempio, la raccolta differenziata presenta alcune problematiche che infastidiscono, meglio sarebbe poter tornare a come si faceva prima; ma ragionando tutti insieme si è giunti alla conclusione che richiedere la differenziazione dei rifiuti è comunque un bene per la società, anche se effettivamente è un fastidio per il singolo, se nessuno facesse la differenziata, avremmo problemi ben più seri del fastidio delle buste con vetro, carta eccetera. Quindi occorre pensare sempre al bene di tutti e non solo al proprio e quindi le leggi dovrebbero essere anche più orientate alla salvaguardia dell’ambiente. Un ragazzo ha sottolineato come i politici rubino. Ma effettivamente la Legge proibisce di rubare e quindi non è sbagliata la legge, ma il problema è che non la si applica, non la si fa applicare e non si puniscono i colpevoli. Sullo stesso argomento ha parlato un altro compagno che ha fatto notare che chi ha molti soldi viene difeso bene, mentre chi ne ha pochi spesso non viene difeso come si deve. Anche in questo caso, però, il problema non è la Legge, ma la sua applicazione che non appare essere uguale per tutti, come invece deve essere. Anche il fatto che i processi non sono sempre giusti perché, a volte, i giudici si fanno corrompere, rientra nello stesso argomento: la Legge è giusta, ma addirittura alcuni giudici la violano. In questo caso il dottor Ligozzi ha raccontato un episodio capitato proprio a lui quando un giorno un signore gli aveva offerto dei soldi per risolvere un problema, che in realtà lui nemmeno avrebbe potuto influenzare. Era evidente la poca sanità mentale del signore, ma da quel giorno gli è passata la voglia di cercare metodi non legali per risolvere i propri problemi. Un altro ragazzo ha detto che trovava ingiusto che, in caso di legittima difesa, si condannasse chi difende sé stesso o i suoi cari, ma Ligozzi ha spiegato che non è proprio così, infatti la difesa deve essere proporzionata all’offesa, ad esempio si può uccidere (senza essere condannati) se si rischia veramente di essere uccisi, ma non è giusto uccidere chi, ad esempio vuole derubarci. Ad esempio può essere giusta la Legge del Far West che prevedeva l’impiccagione di chi rubava un cavallo? Infine una ragazza ha chiesto se non fosse opportunolegalizzare, nel nostro Paese, alcune sostanze come la marijuana, visto che è legale consumare alcool o fumare tabacco. Il nostro ospite ha allora spiegato che la Legge è “giusta” se è voluta dalla maggioranza dei cittadini. In realtà i cittadini delegano alcuni rappresentanti che vanno in parlamento e votano a maggioranza le leggi, cui a quel punto devono sottostare tutti, anche chi fosse contrario. Ovviamente chi è contrario o pensa che i propri delegati (cioè i parlamentari) abbiano sbagliato, può far chiedere direttamente una risposta da tutti cittadini tramite un referendum (con il quale tutti possono decidere se quella Legge è “giusta”, e quindi mantenerla, o “sbagliata” e quindi cancellarla). Il dott. Ligozzi ha concluso facendo un semplice esempio, chiedendoci se eravamo disposti a passare con il “rosso” o toccare un ferro da stiro caldo. La risposta di tutti è stata ovviamente negativa. Nel caso del codice della strada, che non va a guardare chi abbia necessità o meno, ma affida al caso della comparsa del rosso o del verde del semaforo il permesso di passare o no, è che senza il rispetto del rosso tutti rischierebbero di fare un incidente mortale: il fastidio del singolo (costretto a fermarsi per far passare un altro) permette la salvaguardia di tutti. Nel caso delle imposizioni della madre, che ci vieta di toccare il ferro da stiro caldo, si tratta della nostra diretta salvaguardia messa a rischio dalla nostra non conoscenza dei pericoli o dalla nostra imperizia. La Legge fa proprio questo: impone alcuni divieti o per il bene di tutti o per il bene di ciascuno. Il rispetto delle regole è cioè una forma di autotutela, per sé stessi, come singoli, o per l’intera comunità, cioè tutti gli altri. Insomma una legge è “giusta” per forza finché la vuole la maggioranza dei cittadini.

In conclusione occorre consapevolezza. Anzi, in realtà non serve per forza una legge per vietare o per sconsigliare qualcosa, sarebbe sufficiente la consapevolezza, che proviene dalla conoscenza (che si ottiene studiando, leggendo e confrontandosi), e il senso civico, cioè il considerare prima il bene di tutti e solo dopo il nostro.

Terminato l’incontro, abbiamo, quindi, salutato l'ospite e siamo rientrati nelle nostre classi con un diverso modo di considerare la Legge o le regole.

Cardone Alessio e Silvestri Alessandro 1M

Come ti senti dopo l'articolo?

Arrabbiato
Triste
Stupito
Allegro
Felice

Come ti senti dopo l'articolo?

Come ti sento dopo l'articolo?

Potrebbe interessarti

^ Top