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Il punto sull’insegnamento nelle scuole di Ladispoli della lingua rumena

05/11/2015

Non passa giorno da parecchio tempo a questa parte che non si parli della diatriba tra il dirigente scolastico il Prof. Agresti e i genitori utenti del servizio di questa scuola sull'obbligatorietà dell’insegnamento della lingua rumena. Nei giorni scorsi questi ha voluto chiarire ancora una volta le motivazioni che l’hanno portato a questa scelta. Questo insegnamento viene già effettuato da anni nella scuola Corrado Melone la cui direzione è affidata al suddetto dirigente, già reggente nel primo istituto comprensivo ex Castellammare di Stabia. Si vuole far insegnare nell’a.s. 2015-2016 il romeno come materia ”curriculare” con obbligo di insegnamento, studio e apprendimento da parte degli utenti in orario scolastico. Da parte del governo non esistono spese perché per accordi tra lo stato italiano e stato rumeno queste vengono accollate alla Romania. C’è stata una sollevazione di popolo con raccolta di firme e con il coinvolgimento di partito politico. Questo indicativamente è “quantum“ dopo l’arroccamento del dirigente, forte del parere tecnico del collegio dei docenti e dopo l’approvazione del consiglio di istituto, organo sovrano, di cui fanno parte i genitori per il deliberato e l’approvazione del progetto. Queste operazioni sono state effettuate prima dell’inizio dell’anno scolastico. Siamo arrivati a novembre e sembra che a tutt’oggi siano state raccolte 2000 firme dei genitori per la non presenza della insegnante di lingua rumena in compresenza di insegnante italiana.

Scartando ogni forma di razzismo evidentemente qualcosa non ha funzionato. Non ha funzionato probabilmente una pubblicizzazione di quello che si voleva fare. Non ha funzionato l’arroccamento del dirigente che da una parte si fa forte dell’approvazione degli organi statutari della scuola e ci dice che a lui non interessa l’approvazione da parte dei genitori, perché l’adozione degli insegnamenti vengono fatti dagli insegnanti in base alla liberta costituzionalmente garantita. Ci dice che non fa politica, non gli interessa far politica e poi guarda caso parla dei partiti politici cercando un confronto, una relazione con questi. Non va bene e non è giusto dire ai genitori che, se non sono d’accordo con questo obbligo di apprendimento ci sono altre scuole dove portare i figli. Sarebbe stato meglio, anche se poi non era più obbligatorio, fare progetti extracurriculari cercando magari di coinvolgere più alunni possibili con insegnamento della cultura rumena, coinvolgendo l’insegnante rumena, determinata anche dal fatto che una delle nazioni più importanti a est è la Romania già colonia romana ai tempi degli imperatori romani. Ad ogni modo non si sa come andrà a finire questa diatriba. Ci si augura che finisca abbastanza presto per non arrecare danno ai bambini, bambini che si vuole far relazionare con altri utenti di questa realtà scolastica, ma che da come è stata impostata si spera di non portare alcun danno.

Orazio Paliotta

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