Il coccodrillo dell’economia piange ma non si commuove. Tutto è finito nel tritatutto delle contingenze dettate dall’economia. Si aumenta o si taglia ovunque si trovi ciccia - senza far brontolare i potentati - seguendo le ragioni della cassa: aumentano i ticket sanitari, del treno e i pedaggi autostradali; si taglia sulla scuola, sul lavoro, sulla previdenza.
I diritti fondamentali dell'uomo (perno delle Costituzioni moderne) sedotti - o forse sarebbe meglio dire, violentati – dalla nuova moda del “tutto tecnico”, realizzata da uomini artificiali teleguidati via satellite dai gotha del Fondo Monetario. Sulla base dell’ideologia logaritmica si è scelto di inventare un nuovo uomo, plebeo, un po’ babbeo, con tanto di anello al naso e la mano immersa nel taschino destro, pronto a pagare un altro ticket.
Gli esperti stimano che i capitali elettronici in circolazione nel mondo potrebbero essere 6/7 volte superiori a quelli corrispondenti all'economia reale. Non se ne parla molto, forse è meglio non indagare, si potrebbe scoperchiare il vaso di Pandora della finanza internazionale e capire in troppi che il terreno su cui si erge la società moderna e' un'illusione collettiva; se venisse a mancare pure quella, sarebbe la fine. Oppure è proprio il misurato diffondersi di una coscienza antitetica a quella del gotha che tranquillizza le masse e immunizza il sistema finanziario dalle possibili reazioni incontrollate della massa. Una specie di cura omeopatica somministrata in gocce. Capitali che si spostano alla velocità della luce da un continente all'altro condensando enormi quantità di denaro nelle mani di pochi guru. Soldi che provengono dalla fonte di una “non economia”, dal nulla di un gioco speculativo, mentre milioni di persone affrontano lo spettro della miseria. E’ stato stimato che ogni giorno, mediamente, 24.000 persone muoiono di fame o cause ad essa correlate; tre quarti sono bambini al di sotto dei cinque anni d'età. La ridistribuzione della ricchezza, a causa dell'economia finanziaria, è più iniqua di prima. Ad esempio in Italia (dati forniti da Bankitalia) le 10 persone più ricche hanno un patrimonio equivalente a quello dei tre milioni di italiani più poveri. Cinquanta miliardi di euro, è questa la somma dei patrimoni delle dieci persone più ricche d’Italia secondo quanto emerge dall’ultima classifica stilata da Forbes nel marzo scorso. Patron Nutella, gruppo Ferrero, è al primo posto, Berlusconi solo sesto.
Ci domandiamo se esista una possibilità da parte della gente comune di arrestare questo processo di progressiva disuguaglianza sociale. Forse sì. Un esempio che può essere incoraggiante: fino a qualche mese fa il governo Monti dava quasi per certo l'aumento dell'IVA dal 21% al 23%. Beh, qualche giorno fa c’è stato un primo dietrofront da parte del ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, che - magari dopo aver analizzato la diminuzione del gettito fiscale indotto dagli emendamenti "Salva Italia" ndr - ha dichiarato di accantonare l'idea dell'aumento dell'aliquota e di preferire agire sulle spese previste per la costruzione del ponte sullo stretto e qualche sforbiciata alle spese della politica. Un’altra nota emblematica: da qualche settimana l'AGIP, dopo aver constatato una diminuzione del flusso del traffico (e quindi del consumo di carburante) del 10% ha deciso di diminuire il prezzo alla pompa di circa 20 centesimi su ogni litro di carburante. Se ci pensate bene, e' più o meno quel 10% che stava perdendo con la diminuzione del traffico, soltanto che con questa scelta si sarà accaparrata anche gli automobilisti che andavano a fare rifornimento altrove. Ora tutti gli altri gestori sono stati costretti a rivedere le loro tariffe scombussolando la politica di cartello dei petrolieri. In pratica il consumatore diligente può condizionare positivamente le scelte governative e delle lobbies più di quanto riesca a farlo l'elettore. L'unico limite all'esercizio di questo potere fino ad ora era rappresentato dalla difficoltà a muovere questa volontà ad unisono, cosa che, grazie alla crisi, viene ristabilita dal buon senso collettivo; inoltre il web fornisce nuove opportunità per coordinare le azioni della collettività. Infine c’è un ultimo elemento che potrebbe favorire il declino della tecnocrazia guidata dalle lobbies: se è vero che delle elite di potere hanno generato tutto questo, è anche vero che la loro stessa avidità e disunione possa rappresentare un fattore catalizzante per riportare in primo piano gli interessi della collettività. Almeno questo è quello che alcune rappresentazioni teoriche iniziano a paventare. Intanto però, è meglio pagare il ticket.
dp