In ogni elezione ci sono sempre delle novità che nessuna statistica, né “bramino” di palazzo riesce a prevedere. Le ultime elezioni amministrative non fanno eccezione ma è l’eccezione che è ormai diventata una regola.
MV5. La sorpresa in termini di exploit è stata sicuramente il Movimento 5 Stelle che, anche a detta del Beppe Nazionale, veniva stimato intorno all’8%; tant’è che il comico ironizzava sulla volontà della “casta” di fare una legge elettorale che elevasse lo sbarramento a tale percentuale per impedirgli l’accesso alle cariche. Disegno che in seguito non è stato presentato, forse, proprio per paura delle stesse elite partitocratiche di finire fuori detta soglia. Anche in questa occasione il leader genovese, rincorso da anni dall’accusa d’essere un demagogo, è stato profeta di sventura per i partiti. Il risultato raggiunto dal MV5 è andato ben oltre le previsioni e riteniamo che da oggi non potrà più essere annoverato come un movimento dell’antipolitica, bensì come un vero e proprio movimento politico in via d’istituzionalizzazione. Le liste dell’MV5 al Nord hanno girato a due cifre mentre al centro stavano sotto l’8%. A Cerveteri ha preso il 5,56% (889 voti) mentre a Ladispoli il 7,43% (1304 voti). Si tratta di un risultato incredibile se solo si pensa che nella cittadina balneare, fino a 2 mesi prima delle elezioni, il “brand” del MV5 stava chiuso in un cassetto dai tempi del Woodstock 5 Stelle (25/09/2010) mentre i suoi futuri leader perseguivano logiche apparentamentiste su base iper-trasversalista. L’esatto opposto di quello che è il diktat del Movimento che da domani (?) avrà un suo “baccello” in consiglio comunale che vigileremo che non diventi un ibrido, frutto di un esperimento di mendeliana memoria.
Astensionismo. L’altro dato rilevante, ma questa non è per niente una sorpresa, è la crescita del partito di maggioranza relativa: gli astensionisti. A Cerveteri gli astensionisti sono stati il 36,33%, mentre a Ladispoli hanno raggiunto il 38,13%, segno di una crescente insoddisfazione e disaffezione che è alla base del pensiero comune della maggioranza relativa della comunità ladispolana. Neanche a dire che nei giorni del voto, viste le pessime condizioni meteorologiche, ci fosse la possibilità della gita fuori porta.
Frammentazione. Aspetto caratteristico di queste elezioni 2012 è stato quello rappresentato dall’estrema parcellizzazione del voto dei partiti e degli aspiranti al premierato. Civitavecchia, Ladispoli e Cerveteri avevano ciascuna 9 candidati sindaco. Scelta dovuta in parte a una legge (a nostro avviso erronea) che dà l’opportunità al candidato sindaco di usufruire della visibilità e dei voti ottenuti per ricoprire il ruolo di primo cittadino per trasformarsi (se le cose dovessero andare storte) in una carica da consigliere. E’ come se una persona, volendo entrare a lavorare nella catena di montaggio della Fiat, per avere maggiori possibilità di successo si proponesse come Amministratore Delegato.
Disgregazione. Se da un lato c’è la frammentazione dei candidati sindaco, dovuta maggiormente a opportunità e fattori esogeni legati alla ricollocazione sul mercato del voto, dall’altra c’è una forte azione disgregativa all’interno delle formazioni politiche che per ogni minimo dissidio interno, invece di perseguire il principio dell’”unione fa la forza”, nella maggior parte dei casi preferiscono suddividersi improduttivamente in una serie sequenziale di “mitosi”. Il risultato che ne viene, forse non voluto, danneggia soprattutto l’idea (ammesso che ci fosse) da cui partiva il progetto. Un’isteria politica fondata sui personalismi e sui presenzialismi.
Trasformismo. L’effetto evidente della frammentazione e della disgregazione è la vittoria dei trasformisti. E’ un dato di fatto come sovente nei vertici dei maggiori partiti finiscano personaggi che fino alle scorse elezioni lanciavano sassi dall’altra sponda del Rubicone e che oggi tengono il manico della scopa. Forse qualcuno ha compreso che il miglior modo di sconfiggere il nemico non è quello di annientarlo, bensì quello d’infettarlo. Si tratta di una vera e propria guerra batteriologica nel sistema dei partiti.
Ballottaggi e apparentamenti. Quale strategia sarà premiata ai ballottaggi? Quella degli apparentamenti, al di la delle ideologie, o quella dell’intransigenza?